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8 marzo 2011
musica
divina commedia

Titoli come L'angelo, Il diluvio, Serpente e Tra gli dèi, oltre al fatto che il disco si chiama Eden, danno l'impressione di trovarsi di fronte, come fosse il 1973 o un disco dei Marillon, ad un "concept album" basato sull'Antico Testamento.

Invece è il 2011, e sono i Subsonica, e sospetto che sia davvero un "concept album", ma basta ascoltare Il diluvio ("quel diluvio di ogni adolescenza"
, "un ammutinamento / contro la ginnastica dell'obbedienza" e "la chiglia s'incaglia nella voglia di te", che pare Montale), in cui mi sa che parla della perdità della verginità, per capire che il "concept" è, più che biblico, profondamente umano, e per questo realmente biblico. Grazie.
5 marzo 2010
musica
boyband 81
Dopo l'album solista di Sarah, temevo che i Kidtonik fossero spariti nel nulla. Come ricorderete, si tratta di sei fanciulli francofoni (non francesi tout court, visto che Robin è belga) che all'inizio mi perplimevano ma che, a fine 2008, erano ufficialmente i miei miti.

La pubertà ha preso il sopravvento su quasi tutti e sei (Alexis resta decisamente inappropriato, soprattutto quando gli fanno cantare versi parapedofili, tipo L'enfance encore qui nous caresse, francamente evitabile) e, oltre che scivolare preoccupantemente verso l'anoressia, ora sono tornati con un album (il secondo, No limit) e con un capolavoro assoluto, Traverser la nuit, di cui si forniscono di seguito i momenti più salienti:

1) l'uso del vocoder! E' di nuovo il 1998!

2) la svolta filosofica dei testi, con Robin che si chiede drammaticamente mais quelle est la nature de l'homme?, per poi scivolare in una metafora biblica ('cogliere la mela') che pare avere inopportune connotazioni sessuali


3) le similitudini insensate, del tipo 'si osa come un corpo sotto ipnosi', giustificabili (?) solo per la rima in -
ose in francese

4) la sequenza découvrir le monde, vivre chaque seconde, inventer le paradis, tombeur amoreux, rien que pour tes yeux, te dire que c'est pour la vie, che mi pare pregnante.


5) il fatto che non abbiano ancora imparato a coordinarsi quando ballano

6) il fatto che una si chiami Oihana

7) altre similitudini macabre, tipo 'tutto diventa incandescente come delle farfalle su uno schermo', che sanno del primo Montale

8) il titolo céliniano

9) il fascino giovanilistico del tutto


10)
il video:

J'adore.

14 ottobre 2009
letteratura
pensosi adolescenti


Io me lo sono sempre immaginato emaciato e sciupatino, ma pare che Gozzano abbia avuto una giovinezza alquanto scapestrata, in una Torino di fine ottocento che pare uscita da una poesia di Montale.
Grazioso poi, quando scrive alla sua amata Amalia che "le donne non sanno scrivere"...

La recente biografia di Paita, un po' cronaca e un po' antologia (che si sofferma anche su cose meno note, come le favole per bambini) scorre tranquilla e, cosa che stupirà i più, senza nominare, mi pare, la parola 'crepuscolari'. 
25 giugno 2009
vita scolastica
maturità 2009 - 1
Non è che le tracce dell'Esame di Stato di quest'anno siano particolarmente intriganti, anche se va detto che, per una volta, al Ministero non hanno combinato pasticci (memorabile la confusione sessuale sulla poesia di Montale dell'anno scorso).

La prima traccia proponeva l'analisi del testo della 'prefazione' de La coscienza di Zeno di Italo Svevo, una paginetta di 13 righe di cui si chiedeva il riassunto in 10 righe (!), per poi proseguire con insulse domande cui uno studente di prima media avrebbe potuto rispondere (altro qui). Un compito un po' imbarazzante.

Dalla prima proposta di saggio breve/articolo di giornale vengo a scoprire che il 2009 è 'l'anno europeo della creatività e dell'innovazione' (eh?), mentre la seconda traccia è la solista fuffa su internet, un po' meglio impostata del solito.

Arrivati alla terza tracccia ci si chiede quale banalità manchi all'appello (L'amicizia? La si può far rientrare nell'ambito dei social newtork di cui sopra. La pace e la libertà? Vedi oltre): l'Ammore, con la maiuscola. Ed ecco una traccia aperta da Bevilaqua, con un Dante e un Catullo che fanno tanto Bacio Perugina, un Leopardi 'minore', un Cardarelli (!) e un sempre incisivo Gozzano, più tre opere d'arte che tanto nelle fotocopie si vedono male.

Devo invece ammettere che la quarta traccia ('Origini e sviluppo della cultura giovanile') era solo apparentemente ggiovanilistica (una foto dei Nirvana! Un rave party! Facebook!), visto che partiva un testo fondamentale di Hobsbawm e si muoveva su coordinate intriganti. Dato che è un tema che ho studiato qualche anno fa, avrei fatto questo.

Un po' impegnativo il tema storico, mentre quello di carattere generale era, appunto, di carattere generale.

Domani, latino!

27 maggio 2009
vita scolastica
jumping someone else's train - 2
Come si diceva qui, alle 11.30, sotto un sole che già pare minaccioso, siamo alla vecchia stazione di Allumiere. Intorno a noi, il nulla (la linea ferroviaria aveva la simpatica caratteristica di ospitare stazioni che, sembrerebbe, dovevano avere il nome di un paese distante almeno 7 km – è così più o meno per tutte, tranne Blera). Malgrado le chiare indicazioni prima della partenza, non tutti i giovani sembrano avere idea di cosa ci aspetti e alcuni sono vestiti in maniera non proprio consona, ma senza perdere tempo ci mettiamo in marcia.

Il primo ostacolo da superare è una 'breve' galleria, cui si accede superando un piccolo muretto (e già qui abbiamo le prime vittime). Ringraziando il cielo, buona parte dei giovani ha portato le torce (avevo detto che la 'breve' galleria è di 1,4 kilometri e che è completamente al buio, con, secondo loro, tracce di sangue per terra?) e questa eterna fiumana ('crescere immenso di vita, / fiumana che non ha ripe né sfocio' è la doverosa citazione montaliana), dopo una ventina di minuti, riemerge 'a riveder le stelle' (altra citazione, dantesca). Dopo il battesimo catabatico della prima galleria, il secondo tunnel sarà affrontato sbrigativamente e ci si trova di fronte al secondo ostacolo, il viadotto sul Mignone...



Nulla capisco di ingegneria, ma l'opera pare imponente e, soprattutto, alta rispetto al sottostante fiume. Con qualche preoccupazione per le vertigini anche qui si passa, ed è più o meno l'una (abbiamo fatto ca. 5 km in un'ora e mezza e, considerando, che la galleria rallenta non poco, direi che è andata abbastanza bene). Essendo un po' cotti, i giovani passano noncuranti davanti ad una cisterna abbandonata con all'interno una pericolosamente invitante scala (ne ero consapevole, per cui avevo detto ad uno dei miei, che era più avanti di tutti, di non far entrare nessuno nella cisterna, per sentirmi rispondere 'cos'è una cisterna?') e, a sinistra della stazione di Monteromano, troviamo un ameno boschetto, con tanto, di fiumiciattolo, in cui pranzare.

Mentre i giovani si siedono sul prato (per classe, perché a me sembra si guardino sempre in cagnesco), io non mi godo un granché il pranzo, visto che, causa il ritardo del bus, abbiamo decisamente poco tempo per mangiare / salire a Luni / fare 7 km / tornare a Roma in un orario decente. Loro, in compenso, scoprono, con tragiche conseguenze, l'esistenza dei 'girini', mentre i miei maschietti giocano a pallone e mangiano crema di Marshmallow (un classico).

La pausa pranza è rapida e, tranne che per l'assalto da parte di un paio di tori allo stato brado (giuro), siamo sotto la 'collinetta' sulla cui cita si erge l'acropoli (parola decisamente esagerata) di Luni. La scalata, malgrado ci sia a un certo punto una scaletta di ferro, non è semplicissima ma non cade nessuno (va detto che in fase di discesa uno dei miei, che chiamiamo Sampei dato l'incantevole cappello di paglia che si è portato, va giù dritto per qualche metro e viene fermato da un provvidenziale albero) e anche questa è fatta.

Alle 15.20 ci mettiamo in marcia per la parte più massacrante del percorso, i sette km che ci separano dalla stazione di Civitella Cesi, da affrontare sotto un sole tropicale e senz'acqua...

Non mi metterò a commentare i due distinti momenti in cui sono stato vicino al collasso, mentre mi rimarranno sempre impresse le immagini dei miei che ridono, cantano e giocano a pallone per strada (!) e il fatto che tutti, proprio tutti, si sono mostrati tostissimi nel camminare.



Intorno alle 17:05, arriviamo alla stazione di Civitella Cesi, dove ci aspettano i pullman ('non ho mai visto una gita come questa', dice l'autista) e al ritorno, tranne che per una sosta in autogrill - dove svuotiamo le risorse idriche del luogo – distrutti, dormicchiano per tutto il viaggio (mai classe fu più buona su un pullman).

Come sempre, quando le cose sono belle, le parole non bastano a descriverle.
18 giugno 2008
maturità 2008 - 1
La maledizione della foto continua, visto che stamattina ho ritrovato questa immagine sul sito di Repubblica.

A parte questo, sono disponibili le tracce dello scritto di Italiano e qui si resta colpiti dalla bellissima scelta montaliana (postata un paio di anni fa, in più tragiche circostanze).

La poesia è, ovviamente, bellissima; vediamo come il rigido formalismo dell’analisi testuale l’abbia devastata: ai ggiovani viene intanto fornito un sunto biografico di Montale (che pare preso da Wikipedia), nel caso non abbiano idea di chi sia, poi al testo della poesia vengono accluse sei (!) note, per spiegare parole difficili, come ‘talismano’.

Alla voce ‘comprensione’ del testo viene chiesto di esporne il ‘contenuto informativo’, per poi passare all’analisi vera e propria in cui, oltre a una fantastica domanda sull’allitterazione (‘Nel verso 2 ricorre l'allitterazione della "r". Quale aspetto della realtà sottolinea simbolicamente la ripetizionedi tale suono?’), si chiede di individuare nella prima srofa le immagini simboliche della visione della realtà del poeta e del ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla FIGURA FEMMINILE – e qui siamo di fronte al più grande fraintendimento della storia della poesia, visto che il testo è dedicato a un UOMO (il vocativo del v. 5 sarebbe stato sufficiente per capirlo, no?).

Non soddisfatto di questa svista, l’autore delle domande insiste nel citare donne e figure femminili, portando i maturandi completamente fuori strada.

Spero che qualcuno paghi per questo, e che la versione di domani sia perlomeno di greco...
25 ottobre 2007
letteratura
chierico rosso, o nero


Solo quest'iride posso
lasciarti a testimonianza
d'una fede che fu combattuta.


Non so perché, ma per commentare il corposo In difesa della fede – La Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI di Giovanni Miccoli mi è venuta in mente questa sequenza montaliana  (dal Piccolo testamento, in La bufera e altro), forse troppo buona per l’oggetto del contendere.

Il libro è una serrata disamina della Chiesa degli ultimi trent’anni, lontana anni luce sia dalle agiografie giornalistiche (mi vengono le bolle ogni volta che sento sintagmi come ‘il papa venuto da lontano’ o  ‘Ratzinger papa teologo’) sia dai pamphlet pseudo-laicisti.

Si tratta, al contrario, di una attentissima lettura dei documenti pontifici dal 1979 in poi (fatta da uno storico di primo livello), con particolare attenzione alle aperture (scarse, va detto), alle chiusure, agli arroccamenti e ai punti di contatto e alle divergenze fra i due pontefici, con un occhio particolare alla dimensione ecclesiologica e ai rapporti tra Stato e Chiesa.

Una lettura impegnativa, ma essenziale.

20 aprile 2005
vita scolastica
"dobbiamo combattere l'intera adolescenza come un gruppo criminale, l'intera giovinezza come un'associazione a delinquere"

Ho finito di leggere Il Sopravvissuto (orrendo titolo, orrenda fascetta sulla copertina e non è manco una fascetta è proprio la copertina stessa che recita, sembra una schermata di Porta a Porta, "Una scuola. Una strage. Un professore in cerca della verità nel mistero dell'insegnamento") di Antonio Scurati, scrittore ggiovane ma che davvero non scrive da ggiovane (il che è un pregio, eh!). TuttoLibri ne parlava benissimo e effettivamente è un libro tosto, 'potente', direbbero i ggiovani, se Scurati scrivesse da ggiovane. In questa strana giornata (abbiamo un papa ma non un governo, sembra) ho rivisto i ggiovani (anzi, i ragazzi e le ragazze) di Bracciano, ho rivisto una scuola, una strage (in senso lato) e un mistero, purtroppo non quello buffo dell'insegnamento. A scuola i ragazzi avevano organizzato un momento per ricordare Adriano; abbiamo sentito una canzone che parlava dell'Irlanda e When Wish Upon A Star, qualcuno ha letto una poesia di Auden o un pezzetto dell'Antologia di Spoon River, altri hanno letto poesie scritte da loro o lettere ad Adriano o hanno detto quello che si sentivano di dire. I sopravvissuti, direi, non proprio un gruppo criminale o un'associazione a delinquere. Io ho letto una poesia e ho detto banalità sulle assenze che sono anche presenze, per fortuna Montale è meglio di me:


Eugenio Montale Casa sul mare

 

Il viaggio finisce qui:

nelle cure meschine che dividono

l'anima che non sa più dare un grido.

Ora i minuti sono eguali e fissi

come i giri di ruota della pompa.

Un giro: un salir d'acqua che rimbomba.

Un altro, altr'acqua, a tratti un cigolìo.

 

Il viaggio finisce a questa spiaggia

che tentano gli assidui e lenti flussi.

Nulla disvela se non pigri fumi

la marina che tramano di conche

i soffi leni: ed è raro che appaia

nella bonaccia muta

tra l'isole dell'aria migrabonde

la Corsica dorsuta o la Capraia.

 

Tu chiedi se così tutto vanisce

in questa poca nebbia di memorie;

se nell'ora che torpe o nel sospiro

del frangente si compie ogni destino.

vorrei dirti che no, che ti s'appressa

l'ora che passerai di là dal tempo;

forse solo chi vuole s'infinita,

e questo tu potrai, chissà, non io.

Penso che per i più non sia salvezza,

ma taluno sovverta ogni disegno,

passi il varco, qual volle si ritrovi.

Vorrei prima di cedere segnarti

codesta via di fuga

labile come nei sommossi campi

del mare spuma o ruga.

Ti dono anche l'avara mia speranza.

A' nuovi giorni, stanco, non so crescerla;

l'offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

 

Il cammino finisce a queste prode

che rode la marea col moto alterno.

Il tuo cuore vicino che non m'ode

salpa già forse per l'eterno.

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