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13 giugno 2009
musica
the music that's flooding my mind
Ho fatto una ricerchina ed ho appurato che, tra lati b, versioni dal vivo e remix, ho 391 (trecentonovantuno!) canzoni dei Depeche Mode; dovendo farne una cernita per il concerto di martedì, queste solo le 18 canzoni (in ordine alfabetico) dei DM che tutti dovrebbero sentire almeno una volta nella vita:

Behind the wheel è il terzo singolo da Music for the masses; i primi cinque secondi sono semplicemente perfetti e il brano è una delle loro grandi canzoni 'on the road'. Qui il video, girato in Italia.

Blasphemous Rumours, da Some great reward, è il preciso momento in cui i DM si sono dati al misticismo. Il testo è uno di quelli che, quando si hanno 12 anni (!) restano impressi, con l'idea di Dio ed il suo 'perverso senso dell'umorismo'

Enjoy the silence, secondo singolo da Violator, è forse la loro canzone più famosa, e a ragione:

Everything counts è apparsa originariamente in Construction time again, ma la versione definitiva è quella del live 101, con il pubblico che va avanti da solo per tipo dieci minuti. Epica la rima career / Korea.

Halo non è forse tra le loro canzoni più note (non fu un singolo, anche se ebbe un video, quasi felliniano) ma per me resta una delle loro cose più importanti (and when our worlds they fall apart / when the walls come tumbling in / though we may deserve it / it will be worthy, e non dico altro):

In your room viene da Songs of faith and devotion, il disco che mi ha accompagnato nell'estate del 1993 ed il loro album più cupo, quello in cui alla fede ed alla devozione mancava la speranza. Struggente.

It's no good sta su Ultra, quando i DM rimasero in tre. Il video è un po' pacchiano e non l'ho mai capito, ma la canzone è una delle più belle (anche se sembra il diario di uno psicopatico).

Just can't get enough è talmente bella che nemmeno le Saturdays sono riuscite a rovinarla. Fu il loro primo singolo nella top ten inglese, nel 1981 (!)

Master and servant (sempre da Some great reward) è a metà strada fra l'inno al sadomasochismo e la critica al thatcherismo, e proprio qui sta la sua grandezza (anche se da piccolo non la capivo un granché).

Never let me down again da Music for the masses è nella top 5 delle canzoni più importanti di tutti i tempi:

Nothing to fear mi sa che la conosco solo io – è un brano, solo strumentale, tratto da A broken frame del 1982. Non essendoci un testo, uno si immagina le parole, ma non servono, perché la musica è perfetta.

Peace è la canzone che riscatta il recente Sounds of the universe e dimostra che, dopo quasi trent'anni di carriera, i DM hanno parecchio da dire. Qui il video.

Personal Jesus (notoriamente ripresa da uno straordinario Johnny Cash e da un meno ispirato Marilyn Manson)  anticipò di qualche mese l'uscita di Violator (l'album perfetto) e fece sì che i DM non fossero più percepiti come un gruppo 'anni 80':

Precious si avvicina, per perfezione, ad Enjoy the silence e pare il corrispondente musicale de Il dio delle piccole cose...

Route 66 è una vecchia canzone degli anni '40 (l'hanno rifatta pure i Rolling Stones), il cui testo segue, essenzialmente, il percorso della strada attraverso gli Stati Uniti (well it goes to Saint Louis, down to Missouri). A pelle, i DM c'entrano poco, ma la loro versione (soprattutto nel remix dei Beatmasters, che la fonde con Behind the wheel) è qualcosa di indescrivibile.

Shout è una cosa vecchissima (viene dal primo album, Speak & Spell, ed era originariamente il lato b di New life). Non so perché, ma a me pare un capolavoro.

Ogni adolescente vorrebbe un genitore come quello di Cat Stevens in Father and son ed un ragazzo o ragazza come quello di Somebody, e non importanta quanto il testo sia melenso:

E per finire, Useless:
23 gennaio 2009
letteratura
politica debole


The conservative soul
di Andrew Sullivan è decisamente un libro interessante:

Questo, mi sembra, è il vero mistero dell'incarnazione, l'idea che Dio in Gesù si sia fatto uomo. O, meglio, credo in questo nell'unico modo in cui posso crederlo: che cioè quel solo uomo rappresenta, per l'eternità, la decisione di Dio di stare veramente con noi. Non mi definisco un 'cristiano' perché sia capace di sostenere tutte le verità cui la gerarchia della mia chiesa insiste io creda, né perché sia una brava persona o un 'bravo cattolico'. Mi considero un cristiano perché credo che, in un modo che non capisco completamente, la forza dietro ogni cosa abbia voluto mostrarsi a noi benevola, diventando uno di noi, stando insieme a noi. E non appena la gente ha intuito cosa fosse successo, cosa stesse succedendo, il mondo è cambiato per sempre. I Vangeli – tutti quanti, anche alcuni di quelli che sono stati respinti dalla Chiesa delle origini – sono semplici schizzi di una vita davvero vissuta, di un'esperienza che non potrà mai essere ridotta a parole o a testi o a dottrine. Ed il mondo di allora – e di oggi – non è riuscito a sopportare quest'immensa occasione; e così Gesù è stato condannato a morte e quella vita, a contatto col divino più di ogni altra vita, è stata bruscamente interrotta, quand'era ancora dolorosamente giovane. L'esistenza di una tale vita era così meravigliosa che ha cambiato tutto; ed anche così terrificante che ha dovuto essere soppressa. Il senso dell'incarnazione non era certo quello di mettere insieme una litania di offese secondo le quali giudicare le nostre vite, e costringerci a fustigarci e torturarci in un eterno ciclo di autocritica e colpa. Il punto era, semplicemente, quello di stare con noi; e, stando con noi, di mostrarci meglio come essere uomini, come meglio accogliere le nostre vite accettando il divino intorno a noi e dentro di noi. Lasciandoci andare, diventiamo. Rinunciando, guadagnamo. Ed impariamo a vivere – adesso, l'unico tempo che conta

Ah, in realtà parla di politica americana.
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