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19 aprile 2011
letteratura
our frank

"Sarà la storia a giudicarmi" è spesso una frase fatta, buona a giustificare le peggiori nefandezze; qualche volta, però, potrebbe essere vera e sincera.

Decision points (se ne parlava qua, al momento della sua uscita) è, più che l'autobiografia di George W. Bush, la sua riflessione sui momenti più importanti dei suoi due mandati. Scritta facile facile (non si smentisce mai ;-)!), passa in rassegna, con candore, gli avvenimenti del decennio trascorso, col meritato compiacimento per i risultati raggiunti (e sarebbe il caso di riconoscergli i dovuti meriti nella lotta all'AIDS ed alla malaria in Africa, no?), anche su temi discussi (la questione dei finanziamenti statali alla ricerca sulle cellule staminali embrionali). In alcuni casi ammette serenamente gli errori (Kathrina), in altri resta convinto di quanto deciso (l'Iraq), e forse su questo sarà davvero la storia a giudicarlo.
15 aprile 2011
vita scolastica
someday stay gold - 1
E cosi' da un giorno all'altro, uno si ritrova in Inghilterra colla classe. Per farla breve, all'inizio dell'anno avevo dato la mia disponibilita' di massima per accompagnare una classe nel sempre ambito (dagli studenti, raramente dai docenti) "viaggio d'istruzione", poi pareva non si partisse piu', poi pareva si partisse ma li accompagnasse un altro e poi (due giorni prima) salta fuori che devo essere a Fiumicino alle 7 di mattina, alla volta di Londra. MA non si tratta di un tradizionale "viaggio di istruzione" bensi' di una cosa molto, mooolto diversa...

A Fiumicino tutto scorre tranquillo (al giorno d'oggi i 15enni dell'alta borghesia non sono certo al primo viaggio in aereo) ed io riesco eroicamente anche a comprarmi quelle che chiamo le "cuffie da bambino ricco" (queste qua) - eroicamente, perche' l'impresa richiede una corsa tra un terminal e l'altro nonche' la dimostrazione che i controlli di sicurezza di Fiumicino permettono di passare impunemente dal gate X al gate Y ma non viceversa.

Compiuta la missione (malgrado una sterminata fila di ebrei ortodossi che ho incontrato al secondo check-in che ho dovuto fare, essendo uscita da una parte da cui chiaramente non si doveva uscire), sull'aereo scopro che la mia richiesta di avere un posto vicino al finestrino ha si' fatto in modo che finissi lontano dai ggiovani ma che capitassi in mezzo ad una quinta elementare (!), anch'essa impegnata in uno scambio linguistico. E così, anziché leggere la biografia di Bush, ho passato il viaggio a spiegare a Roberto e Carlotta che no, l'aereo non avrebbe impiegato due ore a cadere a terra se fossimo precipitati e che, si', eravamo sopra le nuvole. Lovely.


Il volo scorre comunque tranquillo (anche se un bambino ha davvero 'pucciato' i salatini nella Pepsi, giuro) e si arriva sani e salvi. Dopo aver conosciuto il nostro accompagnatore - il cui accento di Manchester turba i piu', veniamo caricati su un pullman (pare inoltre che da qualche anno qui anche i passeggeri debbano avere le cinture di sicurezza, cosa che impedisce il frequente passeggiare dei ggiovani su e giu' per il corridoio) alla volta di Londra. All'ora di pranzo veniamo mollati davanti al sempre interessante Science Museum dove mangiamo e poi lasciamo scorrazzare i ggiovani per un'oretta.

Intorno alle 4 siamo di nuovo sul pullman, alla volta della nostra destinazione finale...

(continua...)
13 novembre 2010
politica estera
e leggere il libro no?
Un piccolo esempio significativo di come da noi funzionano i giornali.

L'altro giorno, sul Corriere della sera, è apparso un articolo (
disponibile anche on line) intotolato "No di Prodi allo Stato Palestinese" - Ma il Professore smentisce Bush", titolo da cui si deduce che l'ex presidente Bush abbia affermato che Romano Prodi fosse contrario alla nascita di uno Stato Palestinese e che Prodi (chiamato "il Professore", perché i giornalisti adorano  le antonomasie, per cui i quotidiani sono pieni di Senatùr e Cavalieri, tanto per rendere il tutto ancora più ridicolo), al contrario, fosse favorevole a tale ipotesi. Il succo sarebbe che Bush è cattivo. Leggiamo l'articolo:

Se sedessero ancora nel G8 con le cariche precedenti, ne deriverebbe un incidente diplomatico.

Sì, perché lo create voi, come vedremo

Adesso ne deriva una piccola macchia sulla campagna di immagine che George W. Bush ha organizzato per promuovere il suo libro post-presidenziale di memorie intitolato Decision points.

Ne deriva a causa vostra, come vedremo

Stando a un resoconto diffuso ieri dall' agenzia italiana di informazione Ansa, nel raccontare il vertice tra i sette Paesi più sviluppati della Terra e la Russia (...) Bush ha scritto che ricevette subito il sostegno del premier britannico Tony Blair quando definì necessaria la nascita di uno Stato palestinese, mentre «altri erano meno entusiasti». Il predecessore repubblicano di Barack Obama alla Casa Bianca ha indicato questi nomi: «Jacques Chirac, il presidente della Commissione europea Romano Prodi e il premier canadese Jean Chretien erano chiaramente contrari».

Ah, quindi la "notizia" è derivata da un resoconto dell'Ansa, che il prestigioso Corriere della Sera riporta. Forse senza controllare. No no, senza controllare, senza forse.
In che senso? Stando all'articolo, Bush ritiene "necessaria la nascita di uno stato palestinese", Tony Blair lo sostiene, gli altri tre sono "meno entusiasti" e "chiaramente contrari". Come si può confermare la dichiarazione di Bush? Andando fino a New York a comprare il libro? No, ordinandolo, come avevo già fatto io, su Amazon.com, in formato 'kindle', e ritrovandoselo in due minuti sul proprio iPad.

Ed ecco che si scopre che Bush, in realtà, ha detto chiaramente di essere favorevole alla "teoria dei due stati" e di ritenere possibile la nascita dello stato Palestinese solo con un cambiamento di leadership (cioè senza Arafat). Traduco all'impronta il discorso di Bush del 24 giugno 2002: "La mia idea è quella di due stati, che vivano l'uno a fianco dell'atro in pace e prosperità. Non c'è modo di ottenere questa pace finché tutte le parti coinvolte non si oppongono al terrorismo. Invito il popolo palestinese ad eleggere nuovi leader, leader non compromessi col terrorismo. Lo invito a costruire una democrazia effettiva, basata su tolleranza e libertà. Se il popolo palestinese persegue attivamente questi obbiettivi, l'America ed il mondo sosterranno attivamente tali sforzi". Lo stesso Bush sottolinea che il suo discorso suscitò un certo clamore per l'implicito disconoscimento di Arafat come leader affidabile  e credibile.

Ed è questo, non la nascita di uno stato palestinese, il punto su cui Blair si mostra favorevole e gli altri tre contrari.

A difesa del Corriere, si potrebbe notare che il seguito dell'articolo è più onesto, ma ciò non toglie che titolo e prima parte dell'articolo siano estremamente fuorvianti:

Al centro del contrasto sarebbero state la guida del nuovo Stato e il ruolo da prevedere per Yasser Arafat, allora presidente dell' Autorità nazionale palestinese.

A non leggere il libro di Bush è pure Prodi, che si limita a commentare una ricostruzione non vera, anziché dire "non ho letto il libro e quindi non ho da commentare", visto che dice

«Se è confermato ciò che scrivono le agenzie si tratta di una ricostruzione non vera. Anzi, smentiamo che da parte nostra vi fosse alcuna opposizione alla nascita di uno Stato palestinese».

Prodi, quindi, smentisce una cosa che Bush non ha mai detto. Bush, anzi, fa intendere che Prodi e gli altri volessero lo stato palestinese a qualsiasi costo, anche con Arafat (e Prodi lo conferma, smentendo di aver avuto "alcuna opposizione"). Esattamente il contrario di "No di Prodi allo stato palestinese".

Facile, creare "incidenti diplomatici". 
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