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1 gennaio 2010
letteratura
la cattedra è mia e la gestico io


Se il lavoro di Privitera si caratterizzava per chiarezza e limpidezza, nel caso di Nel laboratorio di Omero di Vincenzo Di Benedetto le cose non stanno proprio così (e non solo perché a un certo punto usa espressione come “dimodocché”, giuro).

Lo scopo del saggio, dottissimo e di non facilissima lettura, è quello di confutare la teoria oralistica sui poemi omerici (e di criticare un paio di sue nemesis personali, Bruno Gentili e Luigi Enrico Rossiadoro le dispute accademiche), quella che, a partire da Milman Parry, ritiene i poemi omerici (sto semplificando, eh) composti oralmente, tramite il ricorso alla 'formule', i mattoncini con cui l'aedo costruiva la sua poesia; per Di Benedetto, l'Iliade è composta tramite il ricorso alla scrittura (e quindi è un testo 'modernissimo', databile all'VIII secolo aC e non al 'medioevo ellenico'); per dimostrarlo, ritrova nell'Iliade una miriade di richiami intertestuali che dimostrerebbero un'architettura tale da presupporre la scrittura, in maniera analoga a quanto accadeva per un Dante o un Ariosto, e, addirittura, un singolo autore.

A tratti è convincente, in altri punti meno e soprattutto sembra non voler aiutare il lettore, è come se i singoli capitoletti fossero appunti di una lezione, e non è facile cogliere la visione d'insieme, persi nelle minutiae. Trascura poi uno dei miei cavalli di battaglia, gli Inni omerici, il cui studio (a partire da Wolf arrivando a Cassola) ha molto da dire sulla questione dell'oralità.

Tosto, comunque.

25 giugno 2009
vita scolastica
maturità 2009 - 1
Non è che le tracce dell'Esame di Stato di quest'anno siano particolarmente intriganti, anche se va detto che, per una volta, al Ministero non hanno combinato pasticci (memorabile la confusione sessuale sulla poesia di Montale dell'anno scorso).

La prima traccia proponeva l'analisi del testo della 'prefazione' de La coscienza di Zeno di Italo Svevo, una paginetta di 13 righe di cui si chiedeva il riassunto in 10 righe (!), per poi proseguire con insulse domande cui uno studente di prima media avrebbe potuto rispondere (altro qui). Un compito un po' imbarazzante.

Dalla prima proposta di saggio breve/articolo di giornale vengo a scoprire che il 2009 è 'l'anno europeo della creatività e dell'innovazione' (eh?), mentre la seconda traccia è la solista fuffa su internet, un po' meglio impostata del solito.

Arrivati alla terza tracccia ci si chiede quale banalità manchi all'appello (L'amicizia? La si può far rientrare nell'ambito dei social newtork di cui sopra. La pace e la libertà? Vedi oltre): l'Ammore, con la maiuscola. Ed ecco una traccia aperta da Bevilaqua, con un Dante e un Catullo che fanno tanto Bacio Perugina, un Leopardi 'minore', un Cardarelli (!) e un sempre incisivo Gozzano, più tre opere d'arte che tanto nelle fotocopie si vedono male.

Devo invece ammettere che la quarta traccia ('Origini e sviluppo della cultura giovanile') era solo apparentemente ggiovanilistica (una foto dei Nirvana! Un rave party! Facebook!), visto che partiva un testo fondamentale di Hobsbawm e si muoveva su coordinate intriganti. Dato che è un tema che ho studiato qualche anno fa, avrei fatto questo.

Un po' impegnativo il tema storico, mentre quello di carattere generale era, appunto, di carattere generale.

Domani, latino!

27 maggio 2009
vita scolastica
jumping someone else's train - 2
Come si diceva qui, alle 11.30, sotto un sole che già pare minaccioso, siamo alla vecchia stazione di Allumiere. Intorno a noi, il nulla (la linea ferroviaria aveva la simpatica caratteristica di ospitare stazioni che, sembrerebbe, dovevano avere il nome di un paese distante almeno 7 km – è così più o meno per tutte, tranne Blera). Malgrado le chiare indicazioni prima della partenza, non tutti i giovani sembrano avere idea di cosa ci aspetti e alcuni sono vestiti in maniera non proprio consona, ma senza perdere tempo ci mettiamo in marcia.

Il primo ostacolo da superare è una 'breve' galleria, cui si accede superando un piccolo muretto (e già qui abbiamo le prime vittime). Ringraziando il cielo, buona parte dei giovani ha portato le torce (avevo detto che la 'breve' galleria è di 1,4 kilometri e che è completamente al buio, con, secondo loro, tracce di sangue per terra?) e questa eterna fiumana ('crescere immenso di vita, / fiumana che non ha ripe né sfocio' è la doverosa citazione montaliana), dopo una ventina di minuti, riemerge 'a riveder le stelle' (altra citazione, dantesca). Dopo il battesimo catabatico della prima galleria, il secondo tunnel sarà affrontato sbrigativamente e ci si trova di fronte al secondo ostacolo, il viadotto sul Mignone...



Nulla capisco di ingegneria, ma l'opera pare imponente e, soprattutto, alta rispetto al sottostante fiume. Con qualche preoccupazione per le vertigini anche qui si passa, ed è più o meno l'una (abbiamo fatto ca. 5 km in un'ora e mezza e, considerando, che la galleria rallenta non poco, direi che è andata abbastanza bene). Essendo un po' cotti, i giovani passano noncuranti davanti ad una cisterna abbandonata con all'interno una pericolosamente invitante scala (ne ero consapevole, per cui avevo detto ad uno dei miei, che era più avanti di tutti, di non far entrare nessuno nella cisterna, per sentirmi rispondere 'cos'è una cisterna?') e, a sinistra della stazione di Monteromano, troviamo un ameno boschetto, con tanto, di fiumiciattolo, in cui pranzare.

Mentre i giovani si siedono sul prato (per classe, perché a me sembra si guardino sempre in cagnesco), io non mi godo un granché il pranzo, visto che, causa il ritardo del bus, abbiamo decisamente poco tempo per mangiare / salire a Luni / fare 7 km / tornare a Roma in un orario decente. Loro, in compenso, scoprono, con tragiche conseguenze, l'esistenza dei 'girini', mentre i miei maschietti giocano a pallone e mangiano crema di Marshmallow (un classico).

La pausa pranza è rapida e, tranne che per l'assalto da parte di un paio di tori allo stato brado (giuro), siamo sotto la 'collinetta' sulla cui cita si erge l'acropoli (parola decisamente esagerata) di Luni. La scalata, malgrado ci sia a un certo punto una scaletta di ferro, non è semplicissima ma non cade nessuno (va detto che in fase di discesa uno dei miei, che chiamiamo Sampei dato l'incantevole cappello di paglia che si è portato, va giù dritto per qualche metro e viene fermato da un provvidenziale albero) e anche questa è fatta.

Alle 15.20 ci mettiamo in marcia per la parte più massacrante del percorso, i sette km che ci separano dalla stazione di Civitella Cesi, da affrontare sotto un sole tropicale e senz'acqua...

Non mi metterò a commentare i due distinti momenti in cui sono stato vicino al collasso, mentre mi rimarranno sempre impresse le immagini dei miei che ridono, cantano e giocano a pallone per strada (!) e il fatto che tutti, proprio tutti, si sono mostrati tostissimi nel camminare.



Intorno alle 17:05, arriviamo alla stazione di Civitella Cesi, dove ci aspettano i pullman ('non ho mai visto una gita come questa', dice l'autista) e al ritorno, tranne che per una sosta in autogrill - dove svuotiamo le risorse idriche del luogo – distrutti, dormicchiano per tutto il viaggio (mai classe fu più buona su un pullman).

Come sempre, quando le cose sono belle, le parole non bastano a descriverle.
22 maggio 2009
SOCIETA'
colonna infame
In un paese normale, prima succede qualcosa e poi questo qualcosa diventa una 'notizia'.

In Italia, escono prima le notizie poi accadono i fatti, come dimostra quanto successo oggi al Dante Alighieri, che, si leggeva sui siti stamattina, era stato chiuso come misura cautelare per l'influenza H1N1, mentre, a quanto capisco, la scuola non ne sapeva niente.

Il colmo è stato raggiunto quando un giornalista ha pensato bene di andare al Dante come stesse entrando nel lazzaretto ed è stato fantasticamente fermato da un docente di cui sono orgoglioso di essere stato collega - il fatto è più o meno raccontato qui (magari chiarendo che 'il preside' e 'il docente di storiE e filosofia' non sono la stessa persona), con tanto di video.

Ah, al tg1 delle 20:00 un epidemiologo ha detto chiaramente che si tratta di una 'normale influenza'.
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