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20 maggio 2008
musica
eurovision 2008 - 1
Per la prima volta nella sua storia, l'Eurofestival ha quest'anno DUE semifinali, visto lo spropositato numero di stati che vi partecipano (san Marino!); altro motivo è che con la divisione in due serate, i paesi confinanti sono in due serate diverse, in modo da evitare il meccanismo dei voti incrociati che tende a danneggiare, chessò, l'Islanda, e a favorire, chessò, la Slovenia.

La cosa si svolge in Serbia (ex Serbia e Montenegro, cioè ex Yugoslavia, perché qui è tutta questione di geopolitica), a Belgrado.

Cheremone lo segue ossessivamente e soffre atrocemente per la non partecipazione dell'Italia (colpa della RAI, che non vuole metterci i soldi, mentre il mondo  lamenta la nostra assenza – nella prima serata hanno fatto anche un omaggio a Volare di Modugno).

Così, nella miriade di ultimi compiti in classe da correggere, non posso esimermi dal seguire la serata che inizia, ironia della sorte, con il Montenegro (Serbi e Montenegrini si detastano da quando, al tempo in cui erano una nazione sola, furono squalificati perché non riuscirono a decidere se partecipare con un cantante serbo o un montenegrino; sono chiaramente nel torto quanti credono che la tensione fra i due dipenda dalla decisione di Tito di rendere stato federale solo la Serbia e non il Montenegro).

Seconda canzone è quella di Israele, altro paese non privo di una storia interessante (vinse a suo tempo con un transessuale, la divina Dana International, con un sacco di rabbini che protestarono. Alcuni paesi, come il Libano, sono esclusi dalla competizione perché si rifiutano di trasmettere l'esibizione dello stato ebraico – il che è inquietante) e di una canzone passabile.

Altro paese interessante sarebbe la Moldavia (praticamente un pezzetto di Romania con dentro uno stato secessionista, la discutibile Transnistria) ma la canzone di quest'anno è un'insipida ballata pseduo jazz che non mi convince.

A tenere alta (?) la bandiera della lingua italiana sono i Miodio di san Marino, in pratica un po' peggio delle Vibrazioni.

Assolutamente eccezionale è invece l'Azerbaijan, che fa una cosa con, giuro, angeli e demoni.

C'era un tempo in cui l'Irlanda tendeva a vincere ma da qualche anno le cose le sono andate malino e quest'anno ha smesso di credere sia una cosa seria e partecipa con un pupazzo (!) che a me ricorda il fastidiosissimo Rockfeller – spero sia eliminato con ignominia.

A cantare in italiano non sono comunque solo i sanmarinesi, ma anche la Romania con un duetto guidato da una specie di Bocelli.

Penultima esibizione della serata è quella della favorita Russia e del mio mito Dima Bilan (ogni giorno più vicino al sembrare una pornostar – ora si è anche tolto la camicia); se questa volta non vince, c'è il rischio oggettivo che la Russia invada Georgia e Ucraina per ripicca.

Chiude le esibizioni della prima semifinale la Grecia (la guida a Creta diceva che la canzone non era un granché, a me non sembra terribile).

Ore dopo, arrivano i risultati; passano il turno:   e arrivano alla finale di sabato in 10: Grecia, Romania, Bosnia-Herzegovina, Finlandia, Russia, Israele, Azerbaijan, Armenia, Polonia e Norvegia.

Giovedì, la seconda semifinale...
12 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 5
(le altre parti: 4, 3, 2 e 1)

L'ultimo giorno scorre veloce.

Abbiamo la mattinata libera, così li portiamo al Museo di Storia Naturale (il viaggio si fa interdisciplinare!), che è in mezza ristrutturazione, per cui sono aperte solo un paio di sale per bambini (!) nelle quali comunque ci fanno giocare coi microscopi, e poi alla Fortezza Veneziana.

Mentre il pullman ci porta all'aeroporto, io e la guida discutiamo dell'imminente Eurofestival (che qui è una cosa serissima).

Stranamente, non perdiamo coincidenze né bagagli (una fanciulla di un'altra classe perde però la carta d'identità e finisco quindi all'ufficio oggetti smarriti, dove non parlano inglese e sulla cui parete in una cartina d'Europa hanno cancellato la Turchia e la Macedoniacerte cose non muoiono mai) e arriviamo sani e salvi a casa.

Ci sarebbe da raccontare dell'ultima sera a Creta, dei teppistelli locali, di cosa vuol dire avere coraggio e di quanto siamo cresciuti, ma alcune cose è bello tenersele per sé.

(Il viaggiatore perfetto crea il paese in cui viaggia, Nikos Kazantzakis)

9 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 4
Giornata fastidiosamente piovosa, quella in cui ci mettiamo in pullman alla volta di Gortina.

Il posto mi intriga, qui per la prima volta i Greci misero per iscritto delle leggi, nel VI secolo aC, mentre nel resto d'Europa vivevano sugli alberi, o quasi.

Le foto delle epigrafi che avevo visto davano l'impressione che uno se le potesse trovare davanti, invece sono in una sorta di corridonio con cancelli sui tre lati, per cui solo con qualche sforzo si riesce a leggere qualche parola (ma tanto sono in un dorico indecifrabile).

Sono un po' deluso e non mi consola l'assaggiare il Calippo alla fragola, di cui i miei sono entusiasti.

Sempre a Gortina c'è il platano sotto il quale, secondo la tradizione, Zeus si unì con Europa, generando Minosse e facendo iniziare tutto.

La pioggia è sempre più battente ma Festo è comunque affascinante e la sua posizione, sul pendio di una collina, è notevole, mentre la visita alla vicina Agia Trida è un po' troppo affrettata.

A pranzo andiamo a Matala (la spiaggia sulle cui coste approdò Zeus con Europa, poi si trasformò in aquila e la portò a Gortina), e qui si deve aprire una lunga parentesi.

Prima di partire avevo comprato Blue di Joni Mitchell e a un primo, distratto ascolto, mi era parso un disco 'mediterraneo'; sfogliando la guida della Lonely Planet, scopro che Matala viene citata in una canzone, Carey.

Scopro anche che, tra gli anni '60 e gli anni '70, la spiaggia di questa baia, con le sue grotte naturali (prima sito neolitico, poi cimitero romano), era sede di una comunità hippy (dove a un certo punto visse la stessa Joni Mitchellla storia sta qua), prima che il regime dei colonnelli (i soldiers della canzone) cacciasse tutti a randellate; e allora, dopo il consueto, e lauto pranzo, me ne vado a vedere la spiaggia, con Carey sull'iPod e una scritta sul molo, Life is today, tomorrow never comes, davanti agli occhi.

La canzone comincia proprio con The wind is in from Africa, perché dall'altra parte del mare ci sono la Libia e l'Egitto (Creta è tutta orizzontale, da est a ovest, ed è larga al massimo una settantina di km, così, andando da Hiraklion a qui, è come se si passasse dal nord al sud del mondo) ed ecco spiegato il titolo di questi post.

Per quanto bello sia il posto, Joni Mitchell dice che se ne deve andare, che non si sente a casa, che ha le unghie sporche e le dà fastidio la sabbia tra i piedi (la sabbia di Matala non è esattamente sottile, ecco).

Prima però chiede al suo amico Carey di accompagnarla al Mermaid Café (che pare esistesse davvero), per salutarsi davanti ad una bottiglia di vino (gli dice anche get out your cane, che a me suona tanto get out of your cave, che mi sembra più adatto), mentre la notte è una volta stellata e stanno suonando della musica, sotto la luna di Matala.

Questa, più o meno, è la canzone (la si può sentire qua).

Non so perché, il posto mi affascina, forse perché adoro i posti che hanno una storia.

Non resisto, e coinvolgo i soliti temerari ('cosa sono i figli dei fiori?', chiedono) nella scalata delle grotte ed è bello vederli salire, sperando che non caschino in mare e contento di averli portati in un posto speciale.


8 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 3
Oggi siamo andati a Mallia, dove c'è un altro palazzo minoico, non ricostruito à la Evans ma un po' più genuino e per questo, forse, meno affascinante per i ragazzi; Mallia è a una sessantina di km da Hiraklion, ma il viaggio in pullman scorre tranquillo (sul mio iPod c'è un giochino per allenare il cervello, dal quale risulta che io lo uso al 53% e che ho la capacità cerebrale du un 59enne – giovi sottolineare che loro stanno intorno a quella di un 70enne).

Dopo Mallia, una cittadina minoica arroccata su una collinetta, anch'essa notevole e poi pranzo libero ad Agios Nikolaos (io e le colleghe abbiamo trasformato il viaggio d'istruzione in un tour gastronomico dell'isola e non facciamo altro che mangiare), dove alcuni miei maschietti provano l'ebbrezza del bagno nell'egeo (!!!).

Il pomeriggio, tornati a Hiraklion, mentre i miei restano in albergo (dove curano la polmonite incipiente, mi auguro), porto con una collega una decina di fanciulli del quinto alla ricerca del negozio dell'Olympiakos (trovato al primo tentativo!) e al molo, dove guardano stupiti la chilometrica banchina che abbiamo percorso ieri.

Dopo cena (mentre l'albergo è invaso da una scolaresca greca e da una francese), succede quello che non dovrebbe mai succedere nelle gite scolastiche.

Strada facendo, mentre andiamo verso un presunto disco-pub (che si rivelerà più pub che disco e che sarà frequentato esclusivamente da ottuagenari) che solo i miei hanno una vaga idea di dove sia, la mia classe, letteralmente, sparisce.

Dopo una decina di minuti li recuperiamo e siccome la giustificazione 'non ci eravamo accorti di essere andati avanti' non ci convince e siccome gli altri hanno per giorni non fatto altro che aspettare noi, scoppia l'ira del pelide achille e i miei vengono prontamente  rispediti in albergo.

C'è una storia nel Libro della giungla in cui Mowgli si mette nei guai e Kaa e Baloo rischiano parecchio per aiutarlo e poi il vecchio orso punisce il 'cucciolo d'uomo' con dodici sonori scappellotti, per poi spiegare a Mowgli che lo scappellotto si porta via l'arrabbiatura o qualcosa di simile. E' questa la storiella che racconto loro (sì, hanno 16 anni ma spero che di tutto Omero gli sia rimasto almeno il concetto di cultura orale) quando torno in albergo e li trovo tutti in una stanza.

Come surrogato del miele di Baloo, do loro del Toblerone che avevo comprato all'andata e domani è un altro giorno. 


7 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 2
A differenza della Grecia continentale (dove TUTTO è a 300 km di distanza da qualsiasi altra cosa),  a Creta è TUTTO a 3 km di distanza, quindi in soli 15 minuti stamattina siamo arrivati a Cnosso, per visitare il palazzo minoico (la cui ricostruzione novecentesca, ad opera di Arthur Evans, dà sì un'idea di come fosse ma dall'altra lascia perplesso l'archeologo talassocrate che mi vanto di essere).

Rapida visita al museo di Hiraklion ( è in ristrutturazione, ma c'è il disco di Festo!) e poi pranzo libero per la città.

Dato che non ho ancora citato Nikos Kazantzikis, oggi pomeriggio trascino la classe a vederne la tomba, sperando di risvegliare in loro un afflato di libertà (non spero niente, non credo niente, sono libero) e i risultati paiono positivi, anche perché si trova sul più imponente bastione delle mura veneziane che circondano la città vecchia; noi ne percorriamo circa metà, fino a ridiscendere nella piazza principale; da lì i più vanno in giro per negozi, mentre io e 8 volontari decidiamo di scendere fino al porto, dove vediamo l'imponente fortezza (con un bel leone di san Marco in primo piano) e poi decidiamo di percorrere la banchina fino al faro (saranno 5 km, giuro).

La guida ci racconterà poi che i cretesi la chiamano 'by-pass odòs' per la forte presenza di cardiopatici che fanno jogging, ma noi, senza correre, saliamo su un muro alto tre metri con a sinistra un mare, se non proprio mosso, un po' agitato e arriviamo fino in fondo, con la sensazione di aver fatto qualcosa di speciale (miracolosamente riusciamo anche a tornare in tempo per la cena in albergo!).

Sono queste le cose che ricorderanno di più, come la corsa sotto la pioggia della prima sera o come quando abbassano un po' la guardia e sono un po' meno 'alunni'.

La sera li portiamo al bowling più grande di Creta, dove questa volta non gioco ma resto con le colleghe a chiacchierare, mentre loro giocano alcuni a bowling, altri a biliardo.

Al ritorno, altra ronda, nella quale, scautisticamente deviato, dico loro di non uscire dalla tenda anziché dalla stanza.

Una bella giornata, comunque.


6 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 1
Ahimé, niente wireless nell'hotel, quindi i post di 'Cheremone a Creta' tragicamente    non saranno in tempo reale... alle ore 18:29 di Creta siamo finalmente in albergo, dopo aver nell'ordine, lasciato una fanciulla a Roma (documento non valido) e due bagagli ad Atene (forse arriveranno domani).

Se non contiamo il fatto che tra ora legale e fuso orario siamo DUE ore avanti ai nostri tempi biologici, va tutto abbastanza bene (solite lamentele perché le stanze non sono tutte allo stesso piano o non è stato possibile ottenere stanze da 7.2 come volevano loro).

A Hiraklion (cittadina non molto 'ridente') pioviggina, ma l'arrivo all'aeroporto (sì, anche lui si chiama Nikos Kazantzikis!), a due o tre metri dal mare è stato notevole.

Alle 19 ci aspetta un primo giretto per la città, poi la cena  e poi si vedrà, anche se i miei fanciulli non partono con le migliori premesse: in un internet point all'aeroporto si sono messi a cercare siti moralmente discutibili, convinti che il numero 89 avesse qualche cripotosignificato erotico.

Stando alla mia guida della Lonely Planet, ci sarebbe un locale molto carino, chiamato Jasmin, così, sotto un'allegra e rinfrancante pioggerella ci siamo messi alla ricerca di questo posto, mentre la pioggerella assumeva sempre di più i lividi connotati del nubifragio. 

Dopo aver lasciato i più in un rifugio improvvisato (i. e. i tavoli di un bar coperti da un'umile tettoia) io ed un paio di miei maschietti (spinti più che dall'amor di patria dal desiderio di impressionare le quintine, temo) ci siamo messi sotto la pioggia alla ricerca di questo Jasmin (temo esistano tracce di una telefonata in cui sembrava cercassimo un bordello), per scoprire che, nell'ordine, a) non si chiama Jasmin ma Bossanova e b) è chiuso.

Affranti, abbiamo optato per il Pagopiion, altro localino da fichetti (ricavato da una vecchia fabbrica di ghiaccio, pare) in cui prima suonavano cose assai interessanti (una versione di Blue monday dei New Order un po' jazzeggiante che non avevo mai sentito prima) poi hanno capito che eravamo italiani e hanno messo Caruso.

La notte il collega di educazione fisica mi ha trascinato in un'esilarante ronda notturna per le stanze dalla quale devo ancora riprendermi... 
1 aprile 2008
vita scolastica
salso mare
Da piccolo, ricordo mi piacque abbastanza il film di Scorsese, L’ultima tentazione di Cristo (tranne la scena un po’ insulsa in cui Gesù si cavava il cuore e lo mostrava ai discepoli, che pareva un po’ gran guignol, tipo Mel Gibson) e ancora di più il romanzo da cui era tratto, di Nikos Kazantzakis.

Anni dopo comprai una maglietta che mi piaceva tanto con su scritto ‘non spero nulla, non temo nulla, sono libero’ che pare sia l’epitaffio sulla tomba di Nikos Kazantzakis.

Domani si parte con il I alla volta di Creta che è, guarda un po’, la patria di Nikos Kazantzakis.

Come colonna sonora, non i 4Play ma Blue di Joni Mitchell, che (vergogna!) non avevo mai sentito e che è spettacolare e curiosamente mediterraneo.


11 marzo 2008
vita scolastica
fluorescent adolescent 6
(parti precedenti: 5, 4, 3, 2 e 1)

Il tentativo discoteca ha trovato un tragico epilogo; siamo andati a Glyfada dove i ggiovani mi hanno impedito di andare da Dunkin' Donouts (ne saranno puniti alla prima occasione).

Il mio collega ha trovato un locale un filino alternativo che era pronto ad aprire prima solo per noi, locale la cui trasparenza etica lasciava alquanto a desiderare, visto che il gestore ha tentato di corrompere il mio collega con la proposta di divedersi in ratio 3/7 i 10 euro dell'ingresso dei ragazzi. Da docente di specchiata onestà, ha rifiutato e alla fine i fanciulli sono entrati a 5 euro senza nostro arricchimento.

Il locale, un filino angusto, ci ha propinato un ora e mezza di quella che alcuni ggiovani chiamano 'musica' (personalmente ho trovato ridondante la presenza di 50 Cent nella playlist).

Verso l'una abbiamo esercitato la nostra autorità professorale e li abbiamo salvati da se stessi, portandoli fuori (dove ggiovani locali giocavano alle belle statuine per strada) per tornare in albergo dopo aver preso un gelato.

Una volta in albergo, alla nostra domanda 'possiamo lasciare le valigie qua domani mattina?', il custode ha risposto un inquietante 'I don't think so' che non ci ha proprio colmato di serenità, diciamo (fortunatamente la mattina dopo ci hanno lasciato mettere i bagagli nelle nostre stanze – buon avviamento alla lotta di classe visto che i ragazzi hanno notato che le nostre stanze erano meglio delle loro e ora invocano Proudhon).

Per l'ultima giornata ad Atene ci siamo trascinati in tram alla volta di Syntagma per comprare cartoline, gingilli et similia, per poi tonare in hotel dove dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) esserci il pullman per l'aeroporto.

Il giro per Atene è andato bene, ed alla fine erano tutti sani e salvi, Nuova corsa verso l'hotel e da lì per l'aeroporto, tutto a buon fine. Ancora più incredibilmente, il volo è stato puntuale e persino i bagagli sono arrivati (tutti!). E' stato un po' più difficile trovare il pullman a Fiumicino ma ce l'abbiamo fatta. Non poteva mancare un ultimo aneddoto: Cheremone e collega si sono fatti vigili urbani nel momento in cui il pullman si era incastrato sull'Appia bloccandone il traffico.

Oggi, nell'altra scuola, mi mancavano un po'.

(mica finisce qua: ad aprile ci sarà una novità assoluta: Cheremone a Creta!)


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