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21 dicembre 2010
politica interna
più vendola di vendola
Da un paio di settimane il blog di Cerazade raccoglie ogni giorno una frasetta pretenziosa di Nichi Vendola (la mia preferita resta "dove accidenti sono finito nella vicenda sociale?", seguita da "Io sono reo di porto abusivo di sogno"); sul Corriere della Sera di oggi c'è un editoriale di Ernesto Galli della Loggia che prende in giro Vendola parlando come Vendola, meglio di Vendola ("il grande vuoto così creatosi è stato riempito inizialmente da una sorta di trasfigurazione ideologica della giustizia penale"). Se l'ha fatto apposta, è un genio.
13 novembre 2010
politica estera
e leggere il libro no?
Un piccolo esempio significativo di come da noi funzionano i giornali.

L'altro giorno, sul Corriere della sera, è apparso un articolo (
disponibile anche on line) intotolato "No di Prodi allo Stato Palestinese" - Ma il Professore smentisce Bush", titolo da cui si deduce che l'ex presidente Bush abbia affermato che Romano Prodi fosse contrario alla nascita di uno Stato Palestinese e che Prodi (chiamato "il Professore", perché i giornalisti adorano  le antonomasie, per cui i quotidiani sono pieni di Senatùr e Cavalieri, tanto per rendere il tutto ancora più ridicolo), al contrario, fosse favorevole a tale ipotesi. Il succo sarebbe che Bush è cattivo. Leggiamo l'articolo:

Se sedessero ancora nel G8 con le cariche precedenti, ne deriverebbe un incidente diplomatico.

Sì, perché lo create voi, come vedremo

Adesso ne deriva una piccola macchia sulla campagna di immagine che George W. Bush ha organizzato per promuovere il suo libro post-presidenziale di memorie intitolato Decision points.

Ne deriva a causa vostra, come vedremo

Stando a un resoconto diffuso ieri dall' agenzia italiana di informazione Ansa, nel raccontare il vertice tra i sette Paesi più sviluppati della Terra e la Russia (...) Bush ha scritto che ricevette subito il sostegno del premier britannico Tony Blair quando definì necessaria la nascita di uno Stato palestinese, mentre «altri erano meno entusiasti». Il predecessore repubblicano di Barack Obama alla Casa Bianca ha indicato questi nomi: «Jacques Chirac, il presidente della Commissione europea Romano Prodi e il premier canadese Jean Chretien erano chiaramente contrari».

Ah, quindi la "notizia" è derivata da un resoconto dell'Ansa, che il prestigioso Corriere della Sera riporta. Forse senza controllare. No no, senza controllare, senza forse.
In che senso? Stando all'articolo, Bush ritiene "necessaria la nascita di uno stato palestinese", Tony Blair lo sostiene, gli altri tre sono "meno entusiasti" e "chiaramente contrari". Come si può confermare la dichiarazione di Bush? Andando fino a New York a comprare il libro? No, ordinandolo, come avevo già fatto io, su Amazon.com, in formato 'kindle', e ritrovandoselo in due minuti sul proprio iPad.

Ed ecco che si scopre che Bush, in realtà, ha detto chiaramente di essere favorevole alla "teoria dei due stati" e di ritenere possibile la nascita dello stato Palestinese solo con un cambiamento di leadership (cioè senza Arafat). Traduco all'impronta il discorso di Bush del 24 giugno 2002: "La mia idea è quella di due stati, che vivano l'uno a fianco dell'atro in pace e prosperità. Non c'è modo di ottenere questa pace finché tutte le parti coinvolte non si oppongono al terrorismo. Invito il popolo palestinese ad eleggere nuovi leader, leader non compromessi col terrorismo. Lo invito a costruire una democrazia effettiva, basata su tolleranza e libertà. Se il popolo palestinese persegue attivamente questi obbiettivi, l'America ed il mondo sosterranno attivamente tali sforzi". Lo stesso Bush sottolinea che il suo discorso suscitò un certo clamore per l'implicito disconoscimento di Arafat come leader affidabile  e credibile.

Ed è questo, non la nascita di uno stato palestinese, il punto su cui Blair si mostra favorevole e gli altri tre contrari.

A difesa del Corriere, si potrebbe notare che il seguito dell'articolo è più onesto, ma ciò non toglie che titolo e prima parte dell'articolo siano estremamente fuorvianti:

Al centro del contrasto sarebbero state la guida del nuovo Stato e il ruolo da prevedere per Yasser Arafat, allora presidente dell' Autorità nazionale palestinese.

A non leggere il libro di Bush è pure Prodi, che si limita a commentare una ricostruzione non vera, anziché dire "non ho letto il libro e quindi non ho da commentare", visto che dice

«Se è confermato ciò che scrivono le agenzie si tratta di una ricostruzione non vera. Anzi, smentiamo che da parte nostra vi fosse alcuna opposizione alla nascita di uno Stato palestinese».

Prodi, quindi, smentisce una cosa che Bush non ha mai detto. Bush, anzi, fa intendere che Prodi e gli altri volessero lo stato palestinese a qualsiasi costo, anche con Arafat (e Prodi lo conferma, smentendo di aver avuto "alcuna opposizione"). Esattamente il contrario di "No di Prodi allo stato palestinese".

Facile, creare "incidenti diplomatici". 
9 novembre 2010
politica interna
questo programma è un programma
Ogni tanto, per motivi a me ignoti, Sandro Bondi, anziché, chessò, mettersi a scavare tra le macerie, scrive i suoi 'pensierini' al Corriere della Sera, che glieli pubblica pure, quasi fosse importante come Celentano. E così, ieri, è uscita questa 'cosa' (che trovate integralmente qui, se avete coraggio) su Barack Obama ed il Papa, il cui senso è, penso, che sia Barack Obama sia b16 vogliono fare cose, ma i cattivi nichilisti si oppongono.

Facciamo finta che sia un compito in classe:

Caro direttore, le riflessioni di Pierluigi Battista e Marcello Messori sulle elezioni di medio termine negli Stati Uniti e sulla figura di Obama ci offrono la possibilità di capire quali sono oggi le scelte qualificanti che danno un significato alla politica.

A me le riflessioni di Pierluigi Battista e di Marcello Messori parevano banalotte, ma è questione di gusti.

Nessuno più di Obama rivela oggi l' insignificanza delle tradizionali differenze tra destra e sinistra, tra neo liberismo e socialismo, tra le ricette che si affidano al mercato e quelle che contano sul ruolo risolutore dello Stato.

Carino lo schemetto antitetico tripartito, ma io "neoliberismo" lo scriverei tutto attaccato.

A me sembra che
(...)

Nei temi non si deve mai scrivere 'a me sembra che'.

(...) Questo programma è un programma morale e non ideologico, realista e al tempo stesso nutrito dei valori più alti espressi dalla nostra civiltà.

"Questo programma è un programma"
non si può sentire. E non mi è mica chiara la contrapposizione tra moralità ed ideologia.

Per questo i riformisti, rappresentati magistralmente dal film di Giuseppe Tornatore «Baarìa», esprimono spesso l' incomprensione e la solitudine di tutti coloro che operano per il bene qui ed ora, senza alcuna bandiera ideologica e con un pragmatismo morale.

Eh?

Se penso al tempo in cui viviamo, due figure appaiono riassumere, a mio avviso, la solitudine estrema di chi, essendo impegnato in un cammino di rinnovamento autentico, incontra tante resistenze e attacchi personali.

Il gerundio andrebbe vietato per legge.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Santo Padre Benedetto XVI, rappresentano per le sfide che hanno lanciato una grandezza tragica.

Oltre alla mancanza di una virgola prima di "per" e una dopo "lanciato" (a meno che i due non rappresentino una grandezza tragica nei confronti delle sfide che hanno lanciato, ma credo volesse dire che, a causa delle sfide che hanno lanciato, i due rappresentano una grandezza tragica), sbaglio o ha detto che Benedetto XVI è un riformista?

(...) Prendiamo, ad esempio, il caso del Presidente degli Stati Uniti. Sul piano interno, in seguito alla crisi economica che scoppia poco dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ha realizzato due riforme epocali: quella della sanità, permettendo a tutti gli americani di essere curati nelle più gravi malattie, e quella finanziaria, imponendo regole certe ad un sistema che, lasciato a se stesso, produce instabilità e clamorose ingiustizie.

Giova ricordare che la 'crisi' era già iniziata sotto Bush, che non si è "curati nelle" ma "curati dalle"  e che non è che prima fosse vietato esserlo (per cui non è che Obama lo abbia "permesso")

Anche sul fronte internazionale, Obama ha operato una netta distinzione tra la lotta al terrorismo islamico, irrobustendo l' impegno statunitense in Afghanistan, e il dialogo con il mondo musulmano, fino al punto di permettere la costruzione di una Moschea nei pressi del luogo dell' attentato dell' 11 settembre del 2001.

Per "permettere" una cosa, bisognerebbe avere prima l'autorità di "vietarla", cosa che, riguardo al Centro Islamico di cui si parla, il Presidente degli Stati Uniti non può fare. Infatti Obama si è limitato a dire che nulla impedisce la costruzione di tale Centro e non si è espresso sulla 'opportunità'  (wisdom) della cosa.

Come si vede è una via difficile, sempre esposta alle critiche dei fronti contrapposti. Lo stesso ragionamento si potrebbe applicare al pontificato di Papa Benedetto XVI, le cui parole hanno illuminato con la potenza della ragione e della fede non solo la nostra vita personale ma anche l' orientamento dei sistemi politici e sociali dominanti.

Bum.

Anche il massimo rappresentante della cristianità ha dovuto dolorosamente fare i conti con il male annidato nella stessa Chiesa nel mentre lanciava la sfida al nichilismo che corrode le fondamenta della nostra civiltà.

Del cattolicesimo, Sandro, del cattolicesimo. E poi si potrebbe discutere per ore di "nel mentre".

Insomma: la strada del rinnovamento è irta di difficoltà, e per questo tutti gli uomini di buona volontà devono sostenerla.

E dopo tutto questo pippone, la conclusione è banalotta, no?

Il ritorno all' indietro è sempre in agguato, e troppi con i loro comportamenti, anche in nome di principi giusti, mettono a rischio l' unico cambiamento possibile.

Ma con chi ce l'ha?

Sandro Bondi Ministro della Cultura


Pare che il suo ministero non si chiami 'della Cultura' ma 'Per i beni e le attività culturali'.

4+
26 giugno 2010
SOCIETA'
il berchet della sera

Un bel post di Elfo Bruno: “Ti piace addirittura il lavoro che fai, se solo quei quattro pagliacci messi lì a governare ti permettessero di farlo

Tra le imprevedibili conseguenza della morte di Michael Jackson c'è anche la rinnovata 'popolarità' di LaToya Jackson che qui canta Earth song con, tra gli altri, un Dima Bilan che sembra Scialpi ogni giorno di più.

I Pet Shop Boys tornano a Glastonbury.

Mentre Repubblica da anni ripropone le stesse domandine (spesso su argomenti non dell'ultimo anno, utilmente), al Corriere hanno messo un giornalista in pianta fissa al Berchet e ora si inventano pure le domande dell'orale (di filosofia – e dubito che gli studenti sappiano Heidegger, storia, latino – con due domande su Plinio il Giovane! e italiano – e qui hanno cambiato liceo). Su cheremone, qui il tema e qui la versione di greco.

25 dicembre 2009
letteratura
not so merry


Ho morbosamente comprato l'instant book del Corriere della Sera dedicato al processo di Alberto Stasi per la morte di Chiara Poggi e, come temevo, è tutto un trionfo di piccola borghesia (sembra di leggere Menandro o, chessò, Gozzano), con momenti patetici in cui l'acquisto di un vibratore o di una mutandina sexy porta quel tocco di 'trasgressione' che dà sapore alla vita.

Orrendo tutto, le sorelle Cappa, i filmini porno di Alberto, la cameretta coi gatti di Chiara, il paese che è piccolo e la gente mormora. E nessuna pietà.

E' triste che dopo 2000 anni di cristianesimo questa sia la 'vita'. Buon natale.

23 dicembre 2008
'percettività'
Credo basti vedere chi sono i 16 'artisti' per rendersi conto dell'ininfluenza del prossimo Festival di Sanremo e la polemica preventiva non è da meno.

Sul Corriere di oggi c'è poi una frase che dimostra che quello che ha davvero bisogno di aiuto è il povero Povia: "riesco sempre a risvegliare i sogni e la percettività degli adolescenti". Eh?

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permalink | inviato da cheremone il 23/12/2008 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
14 luglio 2008
SOCIETA'
cose
I media italiani sono un po’ preoccupati, perché quest’anno non si riesce ancora a trovare il ‘giallo dell’estate’; l’omicidio-suicidio di Roma si è risolto troppo presto, la storia di Federica aveva buoni elementi per diventarlo (una località ‘esotica’, la classica brava ragazza di provincia che si fa le canne, un personaggio, El gordo, il cui soprannome pare uscito da Cent’anni di solitudine, e il cui nome, Victor, pare venire da una spy-story degli anni '40) ma anche qui si è giunti troppo presto all’epilogo. Che l’omicidio in villa sia quello giusto? Al Corriere ne sembrano convinti ed intervistano ‘l’hippie figlio dell’ex leader Ira’, qualsiasi cosa voglia dire.

Passando alla campagna elettorale negli USA, pare che se McCain fosse eletto sarà il più anziano presidente della storia (ha 72 anni); per sentirsi ggiovane, sta imparando ad andare su internet da solo.

Nel frattempo. il ministro della ‘pubblica’ (con la Moratti la dizione era diventata solo ‘istruzione’, con Fioroni era tornata ‘pubblica istruzione’, ora non si sa, anche se nel sito è rimasta tale) istruzione continua a proporre legge e ordine nelle scuole, prima col grembiule (non credo anche le superiori, malgrado repubblica.it colleghi la cosa alle fanciulle con l’ombelico al vento), ora col voto di condotta che farebbe media (troverei incantevole sapere come funzionerebbero in tal caso il corso di recupero e l’eventuale esame finale)
15 giugno 2008
letteratura
copisti e filologi
Ogni tanto Luciano Canfora (un po’ come Gianni Vattimo) parla a sproposito, e non capisco bene perché la ‘polemica’ sul papiro di Artemidoro debba occupare le pagine culturali del Corriere un giorno sì e uno no, ma, quando fa divulgazione, resta imbattibile (da ricordare il suo Tucidide e il suo Augusto).

Filologia e libertà è una lucida disanima dei documenti ecclesiastici (dal Concilio di Trento a Paolo VI) sulla legittimità della critica testuale sulle Sacre Scritture, documenti poi riportati in appendice (da segnalare il violentissimo attacco di Pio X ai poveri modernisti).

Detto così pare palloso, ma è un libretto importante.


13 giugno 2008
italy's a no-go
Dopo il grande successo de La Casta, questo recente La deriva (sempre ad opera della coppia Stella-Rizzo) sa un po’ di istant book, ed è pure scritto meno bene, con poca vivacità e con molti taglia-e-incolla dagli archivi del Corriere. E’ comunque una lettura deprimente, magari lo fosse solo per lo stile e non per i contenuti.


8 luglio 2007
musica
bio-che?
Ho seguito distrattamente il Live Earth e al momento mi sento di notare quanto segue:

Sia i Genesis sia i Razorlight hanno cantato delle canzoni con dentro una parolaccia e ciò pare aver turbato i più.

Il Corriere chiama la ‘cosa’ ‘evento bio-rock’ e ‘bio-concertone’, due termini assolutamente privi di senso e alquanto fastidiosi.

A Repubblica devono essere impazziti intravvedendo una tetta di Shakira e hanno dedicato alla ‘cantante’ uno spazio spropositato, pari quasi a quello dedicato alle cravette di Veltroni qualche giorno fa.

Giova infine ripetere quanto già notato a suo tempo.

Ora che ci sentiamo tutti migliori, possiamo ascoltare James Blunt con la coscienza pulita?

27 giugno 2007
politica estera
deontologia
E’ sempre interessane vedere come i giornali italiani adattano a loro uso e consumo le ‘notizie’; il New York Times (insieme alla CBS e, ahinoi, a MTV) ha fatto un sondaggio sui ggiovani americani.

Al Corriere.it hanno copiato (a tratti parola per parola) l’articolo originale, evitando però di riportare alcuni dati o dando un peso spropositato ad altri. Siccome non ho un granché da fare questo pomeriggio, vediamo le cose nel dettaglio:

All’inizio il NYT riassume l’articolo mettendo in evidenza i seguenti punti: i ggiovani americani sono più propensi rispetto all’elettorato nel suo insieme a un sistema sanitario pubblico (62% al 47% della popolazione totale), a nessuna restrizione sull’immigrazione (30% contro 24%), ai matrimoni fra persone dello stesso sesso (44% a 28%) e a ritenere la guerra in Iraq un successo (!).

Secondo il Corriere, vorrebbero un Democratico come Presidente (54% dei ggiovani contro 49% di tutti), sono favorevoli al sistema sanitario pubblico, a nessuna restrizione all'immigrazione e ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, e ‘si dicono favorevoli all’aborto’.

Da notare che è ‘apparso’ l’aborto e ‘scomparso’ l’Iraq.

Sul tema dell’aborto, a cui il Corriere dà particolare rilievo, il NYT dice che in realtà le percentuali dei ggiovani rispecchiano quelle della popolazione nel suo complesso, che non è che sia ‘favorevole all’aborto’ ma che ritiene che sia lecito solo a determinate condizioni (anzi, la posizione dei ggiovani assolutamente contraria all’aborto è maggioritaria rispetto a quella dell’intera popolazione che la pensa così: 24% a 21%)

Ma molto più interessante il fatto che nel Corriere venga completamente omesso il dato sull’Iraq (anche perché sarebbe in contraddizione con la foto che hanno messo nell’articolo, quella di una ‘manifestazione studentesca contro la guerra in Iraq’... ), per il quale il 51% dei ggiovani la politica statunitense in Iraq è ‘molto’ o  ‘in parte’ destinata al successo, contro il 45% della popolazione nel  suo complesso.

Il NYT, inoltre, specifica il metodo con cui è stato effettuato il sondaggio (il Corriere non ne ha idea) e soprattutto afferma che è dal 1992 che i ggiovani favoriscono i Democratici, il che spiega perché non sia dato particolare ruolo a questa preferenza, mentre secondo il quotidiano italiano ‘i tempi stanno davvero cambiando’...

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