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22 aprile 2010
vita scolastica
Where the sun is always out and you never get old - 5

(qui la quarta parte). Saranno stati i troppi arancini o la terrificante escursione termica (dai 2 gradi dell'Etna ai più di 20 del mare) ma il viaggio alla volta di Taormina è funestato da gente che comincia a stare male, con conseguenti soste a catena di tutti e tre i pullman che abbiamo. A rendere più complicate le cose è il fatto che Taormina sta in cima
a un monte e a noi ci lasciano sotto, in un desolato parcheggio, in attesa di fantomatiche 'navette' che dovrebbero fare la spola fra su e giù.

Quando arrivano le navette, è quasi mezzogiorno e i miei stanno giocando a pallone in mezzo alla statale. Alla fine ci caricano (con qualche fatica) e arriviamo nella cittadina, che, come temevo, è un po' 'finta'. La vista sul mare sottostante è notevole e gli scorci medievali meritano, ma per il resto è tutto un sovrapporsi di negozietti da turisti. Dopo pranzo, ritroviamo la noiosissima guida che ci porta al teatro greco, che visitiamo in maniera confusissima ed è un peccato, perché il posto meriterebbe ben altro. Ore spese ad aspettare la navetta e poi via, alla volta di Catania, con sempre più alunni malaticci a bordo e altre soste.

Intorno alle 1830 siamo a Catania e liberiamo le ciurme lungo la via Etnea, a comprare qualcosa da mangiare per evitare di dilapidare patrimoni a bordo della nave. Stanchi morti, ci imbarcano intorno alle 20.00, in un viaggio che già si preannuncia terribile. La partenza è prevista per le 22.30 ma inspiegabilmente si salpa intorno a mezzanotte e fuori Catania incontriamo un mare allegramente mosso.

Della notte a bordo restano solo immagini confuse: fanciulli e fanciulle che vomitano, ragazzi che giocano a Twister mentre la nave barcolla, il medico di bordo che insegue studenti armato di siringhe, personale della nave che spazza per terra e sparge segatura, bambini di 4 anni che urlano, io che gioco a scacchi e perdo in maniera imbarazzante, fanciulli (miei) che saltano divertiti, fanciulle (mie) chiuse in cabina moribonde, studenti che scoprono con entusiasmo di soffrire il mar di mare, altoparlanti che chiamano alunni (miei) che non si sono mai imbarcati e in generale un'atmosfera da ultima sera sul Titanic. Epico.

La mattina, verso le 11, cominciano a riaffacciarsi i primi volti assonnati (alcuni avranno dormito ininterrottamente dalle 10 della sera prima) e l'ennui regna sovrana, mentre la nave, per fare prima, pare aver cambiato rotta e siamo in mezzo al mare, per fortuna un po' più calmo. Altre partite a scacchi (esistono studenti che sanno cosa sia l'arrocco, scopro con orrore) e giochi vari. Arrivo previsto: ore 17:00. Arrivo reale: ore 20:00.

Anche questa è fatta, e pare ci sia andata meglio che ad altri (una mia classe, con percorso analogo, il primo giorno è arrivata in albergo alle 2 di notte, il mio terzo, causa nube vulcanica, rischia di non andare da nessuna parte).

Poi si leggono notizie come questa e si pensa, egoisticamente, che potevamo essere noi quando giocavamo a pallone in mezzo al paese, quando facevamo le fote a Siracusa, quando attraversavamo gallerie , quando guardavamo l'alba dal ponte della nave, quando scalavamo l'Etna, quando salivamo sui faraglioni, quando stavamo seduti sotto un portone a chiacchierare. Quando, insomma, c'era sempre il sole e non eravamo mai vecchi, come dice questa canzone. Gli dèi, evidentemente, ci hanno sorriso.

11 aprile 2010
vita scolastica
Where the sun is always out and you never get old - 1

L'ultima volta in Sicilia fu un viaggio tranquillissimo in aereo (un po' meno al ritorno), nel quale, con un'oretta di volo arrivammo sereni e felici in quel di Catania. Questa volta, le cose sono un po' diverse, grazie ad un'organizzazione, come dire, discutibile. Intanto i numeri:
  • totale di classi coinvolte: 10

  • totale alunni: 152

  • totale docenti: 10

  • totale docenti affidabili: non pervenuto

  • totale di ore previste per il viaggio: 37

  • totale di ore previste sul suolo siciliano: 48

La partenza della nave è prevista per le 22:30 dal porto di Civitavecchia e, manco dovessimo andare nello Yemen, ci viene detto di trovarci al porto per le 20:00. La prima sorpresa è che io non risulto nell'elenco dei partecipanti e pertanto non ho una cabina sulla nave (la cosa sarà, deo gratias, risolta a bordo).

Imbarcati intorno alle 21, la prima ora è trascorsa dall'indistinta massa di adolescenti nnel sistemarsi nelle cabine, mentre io in cabina guardo 24. Non esistono opzioni per la cena (intanto la nave salpa, con più di un'ora di ritardo) se non l'esoso self-service di bordo, con i ragazzi che si dividono tra spendaccioni (15 euro per una fettina panata e due patatine fredde) e ribelli (che vanno avanti a bustine di zucchero e alpenliebe); come già appurato nel mio primo viaggio in nave con la scuola, è impossibile tenerli fermi, e loro giocano a Twister (giuro) e a Uno.

La notte scorre 'tranquilla' (tranne che per il freddo delle cabine) e la mattina, verso mezzogiorno, siamo in vista di una 'montagna che fuma' (lo Stromboli, credo). Consueto pranzo esoso (i miei ribelli si sono dati al manzoniano assalto ai forni e vanno avanti a pane e acqua), noia esistenziale a bordo e siamo in vista dello stretto di Messina, con un'ora di ritardo. In tv c'è Beautiful e i ragazzi girano mezzi addormentati e annoiati per la nave, mentre la volenterosa collega di matematica tenta di costruire un sistema per far entrare tutti i fanciulli nelle camere d'albergo, in combinazioni 4-3-2; giova ricordare che via telefono l'albergo cambierà un paio di volte il numero/combinazione di stanze, costringendoci ad inimmaginabili calcoli. Verso le 18, si vede terra all'orizzonte... (continua)

28 ottobre 2009
vita scolastica
ritorno sul luogo del delitto...


Anno nuovo, nuova scuola e nuova classe da portare sulla vecchia ferrovia.

Questa volta si sono mostrati tutti più attenti nell'abbigliamento e pure nel consumo di acqua (va detto che non c'era il sole di maggio dell'anno scorso) e persino il pullman è arrivato in orario.

Grazie ad un paio di studenti particolarmente portati per l'esplorazione, abbiamo scoperto una pareta da scalare per salire a Luni più pericolosa di quella solita e un posto più carino per mangiare, proprio sulle rive del Mignone, dove alcuni hanno costruito una DIGA, altri sono caduti in acqua ed i soliti esploratori credo siano arrivati al mare, perché ad un certo punto non tornavano (poi sono tornati, dopo aver catturato un granchio).

Ancora una volta, però, non sapevano cosa fosse una 'cisterna'.
21 maggio 2009
vita scolastica
jumping someone else's train - 1
Quest'anno il Collegio Docenti, come forma di protesta contro la riforma Gelmini e il terribile decreto Aprea, aveva deciso di non organizzare viaggi d'istruzione per le classi (è questo il motivo per cui non ci sono stati i consueti post sui campi scuola).

Senza entrare nel merito della decisione, mi dispiaceva non vivere coi ragazzi un momento 'forte', per cui ho cominciato mediatare cosa potesse essere fatto in un'uscita di un giorno (possibilità che il Collegio Docenti aveva lasciato alla discrezione di ogni singolo docente).

Pensa e ripensa, mi è venuto in mente un percorso enormemente suggestivo che ho fatto infinite volte con gli scout, una vecchia ferrovia che dalla Tuscia (Capranica) andava fino a Civitavecchia, sul mare, per una cinquantina di chilometri (qui i dettagli).

L'idea dei 50 kilometri in una giornata era, lo ammetterò, un filino eccessiva, per cui ero riuscito a trovare un tratto più 'umano' (12km!), dalla stazione di Allumiere a Civitella Cesi, cosa che avrebbe permesso di visitare l'insediamento etrusco di Luni sul Mignone (nulla di che, ma uno dei posti più antichi d'Italia, abitato dal neolitico al medioevo).

Per abbassare i costi del pullman privato, ho coinvolto una collega di una quarta ginnasiale, poi, quando la voce è cominciata a spargersi per la scuola, si sono aggiunti altri due colleghi e un totale di ca. 100 adolescenti (l'idea di questa massa sterminata ha cominciato non poco a preoccuparmi). Tralascio qui l'incubo delle telefonate alle varie agenzie di autobus per trovare prezzi umani e soprattutto per spiegare che dovevano lasciarci in un punto A per prenderci nel pomeriggio in un punto B (cosa che li perplimeva alquanto) per arrivare al gran giorno...

(continua)


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