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22 aprile 2011
letteratura
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Nel mondo classico, le storie di donne sono per forza storie di uomini. Se poi gli uomini in questione sono Cicerone e Catullo e la donna è Clodia/Lesbia, la storia è davvero interessante.

A Clodia, dunque, sorella del tribuno della plebe Plubio Clodio, la terribile "Medea del Palatino" di cui parla Cicerone nella Pro Caelio, la puella tanto amata da Catullo (come dice Apuleio, e come lo stesso Catullo semba confermare nel carmen 79) è dedicata questa biografia che cerca di ricostruirne la storia, giungendo, ahimé, alla conclusione che Clodia è per noi solo quanto gli uomini hanno fatto sì che fosse. Un peccato, ma non per colpa dell'autrice del libro, che resta interessante.
19 febbraio 2011
letteratura
archeovoiyeurismo

Looking at lovemaking di John R. Clarke muove da una giusta osservazione: i testi antichi (latini, ma il discoso vale anche per i Greci) che parlano di sesso sono scritti da maschi dell'élite per maschi dell'élite, sia che si tratti di pesanti reprimende senecane sia che si tratti dei più espliciti Marziale o Catullo. Sono insomma testi cui le donne, gli schiavi, i cittadini 'normali' non avevamo semplicemente accesso.

Ben altra è la questione delle rappresentazioni del sesso, presenti su vasi, coppe o soprattutto affreschi in luoghi privati (le case) e pubblici (i bordelli, particolarmente abbordabili, visto che la prestazione 'base' costava quanto un bicchiere di vino) ed è allo sguardo del romano medio sul sesso che il libro è dedicato. Si va dall'età di Augusto al III secolo dC e si parla (con buone illustrazioni, anche a colori) della coppa Warren, di Pompei, di Ostia e altri Realien meno noti.

Non è che alla fine della lettura si abbia una risposta netta sul modo romano di vivere il sesso, ma certamente ci sono spunti interessanti, anche perché pare che i Romani pensassero al sesso più ridendo che altro.
31 ottobre 2010
letteratura
signora Longari!

Non serve essere particolarmente maliziosi per fraintendere il significato del 'passero' che piace tanto alla Lesbia di Catullo.

Per smontare quella che lui stesso chiama 'pornocritica', c'è la raccolta degli scritti catulliani di Alfredo Ghiselli che per metà è dedicata a questioni testuali del carmen 2 e che per metà ad altro (un epigramma di Meleagro, i carmina 3 e 107 di Catullo, un ricordo di Giovanni Battista Pighi).

Alcuni interventi sono condivisibili, altri meno, ma la pecca di tutto il lavoro è lo stile involuto e contorto ("Ora, se vale il criterio dell'indiretto libero, il credo in reject che va riferito non al testo seguente, bensì al testo precedente, parrebbe non poter spiegarsi se non come riflessione sul codice, quanto a dire sull'insopportabile dolor o, se si vuole, sull'intero sintagma", p. 41).

Quando la filologia si fa del male da sola.
18 giugno 2010
letteratura
hold 'em like they do in texas plays

Homosexuality in Greece and Rome di Thomas K. Hubbard (che insegna ad Austin, in Texas - l'ultimo posto al mondo in cui pensavo avessero un dipartimento di filologia classica) è un volumone che si propone di raccogliere quanto le fonti antiche dicono sul tema e di offrirne una traduzione in un inglese corrente e uniforme.

I difetti del lavoro sono nella scelta dei testi (un po' troppo
Platone, poco Marziale e Catullo, la parte romana nell'insieme più debole di quella greca etc. ), nella mancanza del testo a fronte (va bene che sono già quasi 600 pagine, ma quello della sessualità è un campo in cui la dimensione lessicale è essenziale) e nelle introduzioni dell'autore, non sempre molto convincenti (da dove poi gli venga la certezza, a p. 383, che il Satyricon di Petronio sia stato espressamente scritto per l'intrattenimento di Nerone non si sa).

Per il resto, è un'opera meritoria, e un buon testo di riferimento, con un discreto apparato iconografico (non pienamente sviluppato, però) e qualche riferimento all'epigrafia e alla papirologia.
31 maggio 2010
letteratura
mi sa che hanno ragione a ridacchiare per 'il passero di Lesbia'

La tradizione ottocentesca ci ha imposto una lettura assolutamente romantica di Catullo, una tradizione, ahimé, ancora dominante nella scuola del 2010. Tutte le antologie che ho avuto sotto gli occhi presentano i soliti testi 'romantici' su Lesbia (passeri, baci, miser Catulle, foedus e simili), un qualche carmen doctum e, se proprio ci si spinge oltre, l'invito a Fabullo.

Niente amore per il fanciullo Giovenzio, niente testi osceni, niente spunti violenti, niente salaci taverne, niente attacchi alla passività sessuale di Cesare e non ci si azzardi poi a leggere con altra luce anche i testi più 'casti'.

Solo all'università, forse, uno scopre il vero Catullo e mette il resto nel contesto. Oppure, ci sono lavori come questo Catullus and the poetics of roman manhood di David Wray che aiutano non poco a delineare un modo di essere 'maschi' davvero intrigante.

Il testo è densissimo e i primi due capitoli sulla lettura postmoderna di Catullo sono insopportabili, ma poi i capitoli 3-5 sono assai preziosi per cura filologica, storica e metrica nel delineare Catullo come una personalità multifrenica, in bilico tra un ethos archilocheo ed un ethos callimacheo. Un testo che merita di essere metabolizzato, ma, se il processo riesce, si potrà spiegare Catullo come nessuno sarà mai spiegato.

25 giugno 2009
vita scolastica
maturità 2009 - 1
Non è che le tracce dell'Esame di Stato di quest'anno siano particolarmente intriganti, anche se va detto che, per una volta, al Ministero non hanno combinato pasticci (memorabile la confusione sessuale sulla poesia di Montale dell'anno scorso).

La prima traccia proponeva l'analisi del testo della 'prefazione' de La coscienza di Zeno di Italo Svevo, una paginetta di 13 righe di cui si chiedeva il riassunto in 10 righe (!), per poi proseguire con insulse domande cui uno studente di prima media avrebbe potuto rispondere (altro qui). Un compito un po' imbarazzante.

Dalla prima proposta di saggio breve/articolo di giornale vengo a scoprire che il 2009 è 'l'anno europeo della creatività e dell'innovazione' (eh?), mentre la seconda traccia è la solista fuffa su internet, un po' meglio impostata del solito.

Arrivati alla terza tracccia ci si chiede quale banalità manchi all'appello (L'amicizia? La si può far rientrare nell'ambito dei social newtork di cui sopra. La pace e la libertà? Vedi oltre): l'Ammore, con la maiuscola. Ed ecco una traccia aperta da Bevilaqua, con un Dante e un Catullo che fanno tanto Bacio Perugina, un Leopardi 'minore', un Cardarelli (!) e un sempre incisivo Gozzano, più tre opere d'arte che tanto nelle fotocopie si vedono male.

Devo invece ammettere che la quarta traccia ('Origini e sviluppo della cultura giovanile') era solo apparentemente ggiovanilistica (una foto dei Nirvana! Un rave party! Facebook!), visto che partiva un testo fondamentale di Hobsbawm e si muoveva su coordinate intriganti. Dato che è un tema che ho studiato qualche anno fa, avrei fatto questo.

Un po' impegnativo il tema storico, mentre quello di carattere generale era, appunto, di carattere generale.

Domani, latino!

21 dicembre 2008
vita scolastica
un occhio che possa vedere il passato


Premesso che qualsiasi libro usi l'espressione 'i giovani d'oggi' andrebbe, ipso facto, messo al rogo, il manualetto La didattica del latino di Maria-Pace Pieri non è fra le cose peggiori che abbia letto; ha l'ormai obbligatoria parte apologetica (perché studiare latino?), si dedica forse un po' troppo a lessico e paremiografi (che dubito i ginnasiali possano trovare interessanti) ma è ben fatto nella parte dedicata al triennio ed offre alcuni percorsi interessanti per evitare che la 'versione' sia completamente avulsa da quanto si studia a letteratura.

Considerato che nell'elenco di libri da leggere per Natale i fanciulli del I hanno, tra gli altri, il saggio della Cantarella sulle donne romane e quello della Cenerini, le pagine sulla donna della prima repubblica contrapposta alla maggiore emancipazione dell'età catulliana saranno utili per fare Catullo senza limitarsi ad odi et amo (che va comunque imparata a memoria, eh).
21 agosto 2007
letteratura
la disobbedienza civile altro non è che una forma paradossale di disobbedienza alla legge nel quadro di una fedeltà superiore al diritto, tié.


Catullo
definiva i tre libri delle Storie del suo amico Cornelio Nepote cartae doctae et laboriosae; beh, il recente Mosé, Eschilo, Sofocle – Alle radici dell’immaginario giuridico di  François Ost ha il pregio di essere dotto e nello stesso tempo chiaro e semplice (anche quando analizza il 'campo semantico' dell'Antigone), cosa spesso rara e, quindi, gradita.

La sua riflessione sulle origini del diritto e sul senso stesso della ‘legge’ si muove agilmente tra la Bibbia e la tragedia greca (Orestea ed Antigone) e aiuta a far vedere come vita e letteratura non siano su due piani distinti, anzi.

Ho come il sospetto di aver trovato una lettura obbligatoria per i ggiovani, dovessi avere un trienno quest’anno...
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