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20 aprile 2011
vita scolastica
someday stay gold - 4
(parte 3) Qua è sempre peggio. La mattina i fanciulli hanno l'ultima lezione d'inglese, il pomeriggio ci portano a Cambridge (architettura incantevole, io sto tutto il tempo nella libreria della Cambridge University Press a riflettere sulla validità dei loro corsi di latino).

Per la sera è previsto un farewell party, che suono strano, visto che tanto ci siamo solo noi (una trentina di ragazzi, noi insegnanti e gli insegnanti di inglese). Credo che l'unica cosa significativa sia aver fatto apprezzare ai giovani Crying at the discoteque degli Alcazar.

L'ultimo giorno è tutto a Londra, prima in una passeggiata dalle parti del Parlamento e poi su e giù per Regent Street; alle quattro (con ridondante anticipo) ci portano all'aeroporto e si arriva a casa mooolto tardi.

E' stato il mio viaggio d'istruzione più strano, probabilmente perché diverso nell'impostazione rispetto a tutti gli altri.

Io mi sono divertito di meno, forse loro hanno imparato di più, per cui va bene così.
18 aprile 2011
vita scolastica
someday stay gold - 2
(parte 1) Il posto in cui stiamo e' una boarding school, una mega struttura ottocentesca à la Cambridge, dove arriviamo verso le 5 e mezza del pomeriggio. I fanciulli sono divisi fra maschi e femmine in due casette attigue. In questa settimana gli studenti inglesi sono tornati a casa e le stanze in cui siamo sono le loro. Per i perversi metodi educativi degni dell'eta' vittoriana (pare si debba fare cosi' per avere un impero), le stanze delle camere non hanno la chiave - docenti compresi. In compenso c'e' un tavolo da biliardo che viene subito preso d'assalto. Bastano comunque 10 minuti e questa segregazione per genere porta immediatamente ad un clima di caserma con punte di omoerotismo a tratti inquietanti. La cena e' - brace yourself - alle 1830, in un salone dominato da ritratti di rettori di fine secolo e da scritte in latino (il monumento funebre per i caduti della I guerra mondiale ha un'iscrizione in greco! col congiuntivo aoristo!), ma si mangia anche abbastanza bene.

Dopo cena ci spiegano le REGOLE del college. In primis, non si puo' fumare e non dico dentro i locali, proprio non si puo' fumare in tutta la struttura - alla fine scopriamo comunque l'esistenza di due posti segreti - uno per docenti ed uno per alunni - in cui pare che le telecamere di sorveglianza non arrivino. Poi c'e' un altro divieto che, non ho capito perche', pare essere un MUST del sistema educativo inglese: sono vietate le gomme da masticare. In ogni caso, alle 2230 si deve ordinare ai fanciulli di stare nelle proprie stanze e questi - incredibilmente ci vanno.

Lo scopo principale del viaggio dovrebbe essere un progetto di integration presso una scuola locale, solo che, per motivi organizzativi, il tutto si concentrera' in un paio di giorni. Il primo contatto e' tutto sommato positivo; il liceo qui comincia alle 9 di mattina e tutti gli studenti locali sono, come e' normale in Inghilterra, in uniforme; ai nostri era stato chiesto di curare in particolare l'abbigliamento, per cui pure noi siamo tutti in ghingheri, anche se scopriamo che gli alunni dell'ultimo anno possono vestire piu' casual. I nostri vengono divisi in gruppetti e, accompagnati da un paio di alunni inglesi, fanno prima un tour della scuola, poi un po' di conversation (qui tra l'altro studiano - non benissimo, sembra, italiano) ed infine stanno un'oretta in classe ad assistere a delle lezioni (fanno anche cucina e falegnameria!). Fuori piove e quindi noi docenti affacciamo arditamente la testa per fumare o stiamo in biblioteca a correggere pile di compiti arretrati.

Il pomeriggio prevede attivita' sportive ed i nostri si dividono fra maschi e femmine per giocare - buttando decenni di coeducazione - a calcio e pallavolo. Anche oggi il coprifuoco e' alle 2230 e noi docenti cominciamo a sentirci un po' inutilii - il mio compito principale consiste nello svegliarli la mattina...

(continua...)


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permalink | inviato da cheremone il 18/4/2011 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
8 novembre 2010
letteratura
niente mercanti di grano

Ancora Lisia (poi basta, giuro), essenzialmente per leggere il commento di Carey all'orazione Per Eufileto (nell'antologia di sei orazioni pubblicata dalla Cambridge).

Nulla di eclatante (ormai l'orazione la so a memoria), ma un paio di spunti carini ci sono; le altre orazioni sono la sempre interessante Contro Simone (pare che la gente si prendesse a cazzotti per conquistare fanciulli), la Contro Alcibiade (per un caso di reticenza alla leva, più o meno), la Contro Filone, la Contro Diogitone (una causa di eredità in cui si smette di capirci qualcosa alla terza riga) e la classica Per l'ulivo sacro (perché ad Atene bisogna stare attenti a cosa si pota).
1 settembre 2010
letteratura
reading lysias

Curioso di vedere come all'estero si studiasse il greco antico (già ho Reading greek della Cambridge), ho preso un'edizione del Contro Eratostene di Lisia (tanto per andare sul sicuro), pubblicata in Inghilterra qualche anno fa. Il testo è rivolto a studenti fresh from Beginners courses (che potrebbe corrispondere a chi passa dal nostro ginnasio al liceo?) che vogliano "leggere un testo greco di una certa ampiezza e senza interventi facilitatori".

Già il fatto che il curatore dica 'leggere' e non 'tradurre' spiega parecchio della differenza tra il nostro metodo ipergrammaticale ed il modo in cui negli altri paesi si affrontino i classics. Qui lo studente si trova davanti non tre righe di greco con una pagina di note come da noi ma sei pagine fitte di testo in lingua da 'leggere', tre o quattro paginette che spiegano alcuni usi verbali (perfetto e piuccheperfetto, congiuntivo e ottativo) con esempi tratti dall'orazione stessa e poi un commento per ogni sezione in cui è divisa l'opera, con un vocabolario di riferimento e la spiegazione (e non mica la traduzione paro paro) di alcuni passaggi, con tutta l'attenzione rivolta non alla contestualizzazione del testo ma semplicimente alla sua comprensione (senza aprire, chessò, dibattiti sull'aumento in ei-, ma limitandosi a far notare che un paio di verbi lo presentano).

In una scuola, come la nostra, in cui questo testo viene affrontato all'ultimo anno di liceo classico, c'è molto da riflettere sull'opportunità, chessò, di stare mesi sulla 'declinazione attica' , sul 'duale' o sulle 'regole dell'accento'.
31 maggio 2010
cinema
non scholae, sed vitae

Come si scriveva qui, la fine di un anno scolastico rende, come dire, pensierosi. Su quello che si è fatto e su quello che non si è fatto, su quello che si è stati e su quello che non si è stati, su quello che i ragazzi sono stati e su quello che potranno essere. Una storia particolarmente adatta a questo senso di speranza e paura è The history boys, nato come testo teatrale di Alan Bennett e poi diventato film. Racconta di un gruppetto di fanciulli inglesi (il film è ambientato nel 1983) alle prese con l'anno scolastico integrativo per avere accesso ad Oxford o Cambridge, e dei loro due-tre insegnanti. Semplice e lineare, a tratti toccante.

Se poi devo fare il reazionario, avrei due consigli per il ministro Gelmini: classi da otto e uniforme obbligatoria.

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