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14 settembre 2010
vita scolastica
questo paese non cambia mai
Leggo di sfuggita sul sito del Corriere una cosa in cui la Gelmini blatera sull'importanza del leggere la Bibbia a scuola; la cosa mi pareva familiare e, cerca cerca, ho ritrovato un mio post sulla stessa cosa. Di tre anni fa.

A quanto scrivevo allora, posso solo aggiungere che stamattina, come prima lezione di greco, ho usato l'incipit del vangelo di Giovanni, che mi serviva per illustrare il concetto di declinazione, visto che in poche righe si trovano le stesse parole con diversa funzione logica (l'idea veniva da qua), tipo 'il verbo era dio, il verbo era presso dio' eccetera. Quindi la finirei, con la 'polemica'. e magari aprirei una riflessione seria sul precariato (mio e altrui) o sulle mostruosità della riforma (ho già detto che ci sono due ore di meno di lettere al ginnasio?).

Ah, nell'aula non c'era un crocifisso ;-)!

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permalink | inviato da cheremone il 14/9/2010 alle 17:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
23 giugno 2010
vita scolastica
siamo tutti italianisti

Io avevo il secondo turno di assistenza, quindi sono arrivato a scuola verso le 11:15 e ho poi passato la maggior parte del tempo a capire come funziona l'utilissimo software del ministero per la verbalizzazione degli esami (si chiama, non so perché, 'conchiglia'), per cui stamattina non ho potuto guardare con moltissima attenzione le tracce dello scritto d'Italiano. Ma ora si rimedia (le tracce stanno qua – dove si scopre con sorpresa che 'lingua ladina' e 'lingua tedesca' hanno la stessa prova, in tedesco):

L'analisi del testo proponeva un Primo Levi 'minore', impegnato in una riflessione sul senso della lettura; il brano è bellino, ma temo che i ggiovani non abbiano necessariamente colto il riferimento a Borges (“non nel senso borgesiano di autoantologia”) e alla Bibbia (si cita Deuteronomio 6 7: “stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi”, con conseguente analogia tra lettura e Torah); la domanda di approfondimento (“Proponi una tua interpretazione complessiva del brano e approfondiscila con opportuni collegamenti al libro da cui il brano è tratto o ad altri testi di Primo Levi. In alternativa, prendendo spunto dal testo proposto, proponi una tua «antologia personale» indicando le letture fatte che consideri fondamentali per la tua formazione”) era a rischio, perché di Primo Levi solitamente si conosce solo Se questo è un uomo, che poco si presta all'argomento 'lettura' – a meno che lo studente non abbia davvero letto tutto il libro e ricordi la magistrale pagina in cui Levi cerca di ricostruire a memoria il canto XXVI dell'Inferno di Dante (“fatti non foste per viver come bruti / ma per seguire virtute e canoscenza”, frasi che in un lager risultavano davvero aliene) – per evitare forzati e sgradevoli collegamenti, i più avranno optato sull'intrigante idea di una “antologia personale” - io avrei messo Il giovane Holden di Salinger e American psycho di Bret Easton Ellis e sarei stato verosimilmente bocciato.

Il primo saggio breve aveva come tema “Piacere e piaceri”, non mi è parso molto stimolante ma si reggeva in piedi – un po' scandalosa l'assenza di Epicuro dal dossier. Grazie a dio, c'era Leopardi.

Il secondo saggio breve, “La ricerca della felicità” era bellissimo, ma prevedo catastrofi: l'ambito del saggio era sotto la voce “socio-economico” e, come faceva intendere il riferimento alla Costituzione italiana e l'articolo de La stampa, il tema doveva essere impostato sui meccanismi economici dietro il concetto di felicità e sul legame tra benessere economico, libertà sociale e felicità – secondo me, i ggiovani non se ne saranno accorti, ma forse neanche le commissioni...

Il terzo saggio breve è invece quello che ho trovato assolutamente più discutibile, nella scelta, nella contestualizzazione e nell'impostazione; il titolo era un pretenzioso “Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica”, seguito da un giornalistico “parlano i leader” che si poteva anche evitare. Quattro i testi proposti: discorsi di Mussolini, Togliatti, Moro e un passo della Centesimus annus di Giovanni Paolo II (testi compresi tra il 1925 ed il 1991, un po' poco per il ruolo dei giovani nella Storia). La scelta di un discorso di Mussolini, presentato come leader alla pari di due padri costituenti come Moro e Togliatti potrebbe anche sembrare offensiva, se poi a questo si aggiunge la totale de-contestualizzazione del discorso stesso, le cose si fanno gravi, se non scorrette. Il testo mussoliniano recita: «Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi — Molte voci: Tutti con voi! Tutti con voi!) Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda; se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi — Molte voci: Tutti con voi!)». Quello che mi ha turbato in modo particolare è il 'tutto quanto è avvenuto' di cui Mussolini si definisce, orgogliosamente, responsabile politicamente. Il discorso è del 3 gennaio 1925 (e questo è precisato agli studenti), il 'tutto quanto è accaduto' è, cosa che gli studenti potrebbero sapere di loro ma che non viene specificato, è l'omicidio di Giacomo Matteotti, cioè il preciso momento storico in cui il Fascismo passa da “passione superba della migliore gioventù italiana” (e molto è stato scritto sul sostanziale tradimento del giovanilismo fascista da parte del fascismo fattosi sistema) a Dittatura. Su come poi questo c'entri con i giovani e la politica, non saprei. Oltre a questo, una sorta di catechismo comunista di Togliatti che fa quasi tenerezza per la sua ingenuità, un discorso di Moro non sempre chiarissimo ma bellino e il testo di GP2, tratto da un'enciclica che nulla c'entra coi giovani (la Centesimus annus è un discorso di dottrina sociale, scritto in ricordo della Rerum novarum di Leone XIII, il testo in cui la Chiesa condannava tanto il liberismo sfrenato quanto il comunismo materialista). Se si voleva dimostrare che gli Italiani sono catto-fascio-comunisti e votano la DC, la scelta è stata azzeccata. Qualunque altra cosa si volesse dimostrare, no.

Mi sono sfogato sul terzo saggio breve, ma il quarto merita il suo spazio, e che passerà alla storia come 'il tema sugli UFO'. Mi limito a dire, oltre che Star Trek si scrive come l'ho scritto io, che un'affermazione come “logica e metodo scientifico non sembrano efficaci nello studio degli UFO per i quali qualsiasi spiegazione è insoddisfacente e/o troppo azzardata” butta nel cesso quattro secoli di pensiero razionale e mi fa, letteralmente, paura. Rimando a una persona ragionevole, che tra l'altro ha notato pure lui la svista ortografica.

Il tema storico era decisamente bello, ma impossibile (dubito che uno studente arrivi a studiare il Trattato di Osimo del 1975) ed eccessivamente specialistico. Pare infatti che sia stato scelto da qualcosa come lo 0,6% degli studenti. Peccato, perché meritava.

Il tema di ordine generale muoveva da una superflua citazione aristotelica (tra l'altro non è chiaro da dove derivasse, ed il collegamento esplicito tra musica e catarsi non mi pare mai così esplicito nei testi, ma potrei sbagliare) per chiedere agli studenti di riflettere su “funzioni, scopi e usi della musica nella società contemporanea”, anche con “personali esperienze di pratica e/o di ascolto musicale”. Tema alla portata di tutti, ad enorme rischio di banalità ma forse anche capace di offrire qualcosa di valido.

Ora greco...

30 marzo 2010
musica
now you're over 21?

Tutto è cominciato con un disco sulla cui copertina due figure androgine si baciavano, e titoli come So young, che non potevano non colpire chi si sentiva davvero 'così giovane'.


Poi è arrivato il secondo album e i Suede si erano già persi un pezzo per strada. Ma Dog man star aveva canzoni come Wild ones e New generation, che anche oggi mi dicono qualcosa.

Al tempo del terzo album, Coming up, erano al culmine del successo critico e commerciale, e Trash resta importante, tipo la Bibbia (Maybe, maybe it's the clothes we wear, / The tasteless bracelets and the dye in our hair, / Maybe it's our kookiness, / Or maybe, maybe it's our nowhere towns, / Our nothing places and our cellophane sounds, / Maybe it's our looseness):


Poi un paio di altri dischi, in lento declino. E ora sono tornati, per un concerto di beneficenza. Ci si rivede fra 7 anni, pare.
25 marzo 2009
SOCIETA'
non esattamente il parlamento padano


L'ormai classico Virtually normal di Andrew Sullivan non è un saggio sull'omosessualità, ma come altri suoi testi, un saggio essenzialmente politico, in cui si analizzano i vari orientamenti politici sulla 'questione omosessuale', dai 'proibizionisti' (i fondamentalisti cristiani che brandiscono la Bibbia e citano versetti a raffica) ai 'liberazionisti' (gli orientamenti postmoderni di quelli che hanno letto un po' troppi libri di Foucault – o neanche uno, tragicamente) e dai 'conservatori' ai 'liberali', per infine proporre una sua personale 'quinta via'. Il livello di discussione della politica americana è talmente alto da fare paura, rispetto a quanto succede qui da noi.
13 marzo 2009
letteratura
wilde is on mine


Premesso che l'avevo già letto ai tempi della sua prima edizione italiana, ho scoperto che Feltrinelli ha ripubblicato il terzo romanzo di Jonathan Coe, Questa notte mi ha aperto gli occhi, con una nuova introduzione dell'autore in apertura è un racconto inedito, un po' insulso, in coda al libro.

E' ovvio che un libro il cui titolo (italiano, perché l'originale è qualcosa tipo I nani della morte) e i cui capitoli riprendono canzoni degli Smiths è opera che abita dalle parti del genio, ma il suo libro più importante ('importante' nella categoria 'libri più importanti della Bibbia') resta La casa del sonno.
29 dicembre 2008
diari di viaggio
not constantinople - 2
(qui la prima parte) Come primo giorno ad Istanbul (strana città, nella quale i semafori hanno un conto alla rovescia lampeggiante al posto del 'giallo' e sui ponti la gente si mette a pescare – sembra l'Italia del dopoguerra) siamo andati nello sterminato Topkapi, la sobria dimora del conquistatore di Costantinopoli, Maometto (VI, mi pare).

All'interno del palazzo, già di per sé, notevole, una collezione di gioielli unica al mondo (c'è un diamante da 86 carati, tipo) e un reliquario curioso: il fatto che nella stessa teca sono conservati una tazza di Maometto, un copricapo di Giuseppe (quello biblico – altrove c'è anche il bastone di Mosé) e osso e teschio di Giovanni il Battista dovrebbe dimostrare una volta per tutte che è la stessa religione e farla finita qui, no?

A pranzo siamo andati in un fast food locale, il giovanile Simit Sarayi, e nel pomeriggio al Gran Bazaar, oggettivamente 'grande' a comprare cose.

E' una città strana, banalmente a cavallo tra oriente  e occidente, su cui altro a suo tempo.


15 dicembre 2008
musica
you don't really care for music, do you?
In questi giorni c'è una buona occasione per spiegare la differenza tra musica e nonmusica. C'è una vecchia canzone di Leonard Cohen, chiamata Hallelujah. Siccome Cohen è un genio, il testo della canzone si muove a metà strada tra la Bibbia (che cita spudoratamente) e una riflessione sull'orgasmo femminile (tipo). La canzone è stata successivamente interpretata dal compianto Jeff Buckley. Ecco quindi un esempio di MUSICA:

La stessa canzone è ora il primo singolo di Alexandra Burke, vincitrice dell'X Factor inglese. Ecco quindi un esempio di NONMUSICA:

Quod erat demonstrandum
, si suol dire.
21 agosto 2007
letteratura
la disobbedienza civile altro non è che una forma paradossale di disobbedienza alla legge nel quadro di una fedeltà superiore al diritto, tié.


Catullo
definiva i tre libri delle Storie del suo amico Cornelio Nepote cartae doctae et laboriosae; beh, il recente Mosé, Eschilo, Sofocle – Alle radici dell’immaginario giuridico di  François Ost ha il pregio di essere dotto e nello stesso tempo chiaro e semplice (anche quando analizza il 'campo semantico' dell'Antigone), cosa spesso rara e, quindi, gradita.

La sua riflessione sulle origini del diritto e sul senso stesso della ‘legge’ si muove agilmente tra la Bibbia e la tragedia greca (Orestea ed Antigone) e aiuta a far vedere come vita e letteratura non siano su due piani distinti, anzi.

Ho come il sospetto di aver trovato una lettura obbligatoria per i ggiovani, dovessi avere un trienno quest’anno...
5 giugno 2007
vita scolastica
'bibbia' è neutro plurale
    Poi magari scrivo qualcosa sulla gita in Fattoria, ma intanto solo poche righe per la pseudopolemica demente del giorno, talmente importante che persino Daniela Santaché ci tiene a farci sapere cosa ne pensa.

Pare che si voglia proporre di far entrare la Bibbia come ‘libro di testo in tutte le scuole’ e per l’occassione gli ‘intellettuali’ hanno fatto un appello in materia e siccome da noi tutto è in politica (cosa ne pensa Riforndazione del perfetto III? qual è la posizione di Mastella sull’ottativo obliquo?) avremo, per un paio di giorni, un vivace dibattito sulla ‘cosa’.

Giova forse ricordare che la Bibbia è già nelle scuole e nei libri di testo.

Prendo un’antologia di Epica a caso (Carlà-Sgroi, L’epica nel tempo, Palumbo 2005) che comprende al suo interno, a fianco dei vari Omero, Virgilio, Esiodo, Ovidio, Ariosto e Tasso, anche testi biblici (creazione e diluvio in primis) che il docente può usare, senza chiedere permesso a Fioroni, in un percorso didattico.

E ancora, quest’anno, ad Antologia Latina (testo adottato Flocchini-Guidotti Bacci, Alle radici della civiltà europea – Antologia di autori latini, Bompiani 2002), in un percorso sui miti della creazione, ho trovato, a fianco di un Ovidio semplificato (in prosa! orrore orrore!) la Vulgata di  Gerolamo e ne abbiamo letto e commentato in classe un paio di capitoli (potevo privare i ggiovani di un latino terribile come quello di Gerolamo ed il suo barbaro et vidit Deus quod esset bonum?), senza per questo sentirmi un teodem.

Fine della polemica, direi.
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