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29 maggio 2011
letteratura
when the goin' gets though...

Il secondo volume di Athenaze pare all'inizio facilotto come il primo, poi di botto confluisce in Erodoto (abbastanza abbordabile) e poi in Tucidide (e le cose si fanno toste), per concludere con un centinaio di versi degli Acarnesi di Aristofane, che stanno qui solo perché Diceopoli è il nome anche del protagonista delle storielline iniziali. Leggendo i commenti su amazon, resta difficile farsi un'idea, si va da estimatori sovraeccitati a studenti demotivati. Boh.
23 aprile 2011
letteratura
vietato ai minori

Da piccolo, appena iscritto all'università, andai un paio di volte al corso di greco elementare (tenuto da Segoloni, che già allora parlava continuamente dei Banchettanti di Aristofane), con la scusa di ripassare qualcosa, anche perché le lezioni 'vere' sarebbero iniziate a novembre.

Il corso era davvero elementare, per cui lo abbandonai subito, ma da allora mi interrogo sulla difficoltà di insegnare greco ex novo a studenti che non hanno fatto il classico e che magari non sanno neanche il latino (non che tutti quelli che hanno fatto il classico lo sappiano, eh), come d'altronde mi interrogo sempre sulla efficacia dello studio ginnasiale, in cui i fanciulli sono assaliti da 'mosche', 'muse', 'discepoli' e 'regioni' e dopo cinque anni sono solitamente in difficoltà a tradurre in 4 ore una quindicina di righe di Platone o di Plutarco.

Tornando al "greco per adulti" (non nel senso di leggere Eroda o le Lettere di cortigiane di Alcifrone), all'epoca l'editoria universitaria non si era data da fare, mentre questo di Michelazzo è già il secondo libro per questo target in cui m'imbatto (temo sia dovuto al fatto che la scuola è piena di ex maestre elementari che si sono abilitate con una ventina di ore di greco alle spalle), dopo quello di Aloni.

Io resto sempre un po' perplesso, perché l'impianto del libro resta secondo me eccessivamente complesso e comunque richiede un gigantesco lavoro di mediazione da parte del docente, malgrado qui vi siano alcuni spunti di buon senso (come l'anticipazione degli aoristi rispetto al futuro), sommersi comunque in pagine e pagine sull'uso dell'articolo...
30 dicembre 2010
letteratura
il mondo alla rovescia

Molto si è discusso sul significato da attribuire alle Donne al Parlamento, la penultima commedia di Aristofane. La commedia, come noto, immagina una sorta di 'colpo di stato' in cui le donne ateniesi, guidate da Prassagora, prendono il potere ed instaurano una sorta di comunismo economico/sessuale, i cui effetti sono, ovviamente, comici.

Secondo alcuni, l'idea di dare il governo alle donne sarebbe una critica alla società, ateniese in toto talmente decaduta che non resta che affidarsi alle donne per risolvere la cosa, per altri Aristofane anticipa, per sfotterlo, il progetto che poi Platone presenterà nella Repubblica, per altri ancora l'autore abbandona la sua stessa utopia, mostrandone l'impraticabilità.

La nuova edizione della commedia, a cura di Andrea Capra (che se la cava abbastanza bene anche nell'impossibile compito di tradurre Aristofane), dedica molto spazio ai rapporti con l'utopia platonica ma soprattutto alle novità strutturali del dramma, che presenta alcune innovazioni significative (una sorta di doppio prologo - dal punto di vista maschile e dal punto di vista femminile - un canto d'ingresso del coro che è tecnicamente un canto d'uscita, la sparizione dell' "eroina comica" a metà commedia e simili); la cosa in assoluto più intrigante è l'attenzione dedicata al ruolo degli attori più che a quello dei personaggi, con la conseguente scelta (è la prima volta che la incontro) di attribuire la battute non a 'Blepiro', 'Prassagora' eccetera ma a 'protagonista', 'attore 2' ed 'attore 3', aiutando il lettore a capire quello che diceva un mio professore, che il teatro, si sa, non è letteratura e non va dunque interpretato come tale.
19 dicembre 2010
letteratura
il rigore delle Erme

Che la società ateniese non fosse molto sensibile alle istanze femminili è cosa nota, ma l'ideologicamente datato lavoro di Eva C. Keuls, The reign of the phallus, va davvero un po' troppo oltre, parlando esplicitamente di fallocrazia, il cui simbolo sarebbero le famose Erme che s'incontravano ad Atene in ogni angolo di strada (se ne parlava qua).

Se da una parte il libro offre davvero un apparato iconografico davvero ammirevole (ci sono più di 350 immagini, quasi tutte di vasi) ed utilissimo per riflettere sulla raffigurazione classica del maschile e del femminile, dall'altra si avanzano teorie parecchio azzardate, e soprattutto campate in aria (la più curiosa è quella per cui l'offerta ad Esculapio che Socrate chiede ai suoi discepoli nella chiusa del Fedone platonico sarebbe in realtà il ringraziamento al dio per una inattesa erezione - una nuova interpretazione del rigor mortis, direi); la più azzardata di tutte è quella che, senza neanche una-dico-una fonte antica (ma tanto le fonti sono utilizzate dall'autrice  con eccessiva libertà, come quando, citando un passo del Per Eufileto di Lisia, si inventa letteralmente un ruolo giuridico specifico per la concubina che avesse dato un figlio al padrone, cosa che nel testo greco non c'è), ipotizza che le Erme furono mutilate dalle donne, in preda ad una rivolta anti-fallica ed anti-militaristica - un vago spunto verrebbe da un passo della Lisistrata di Aristofane che non viene neanche approfondito ma solo buttato lì.

Quando poi si afferma (p. 9) che gran parte dei classicisti sarebbero tali perché affascinati dal patriarchismo, si precipita, a scelta, o nel delirio o nel ridicolo, come se un ispettore di polizia che indiga su uno stupro dovesse necessariamente essere un violentatore seriale...
20 agosto 2010
letteratura
nomina nuda tenemus

Che il greco sia una lingua lessicalmente ricca è cosa nota (Snell si divertiva a contare i verbi greci che voglio dire "vedere") ma nulla può preparare al ricchissimo The maculate muse di Jeffrey Henderson (che ha recentemente tradotto tutto Aristofane per la Loeb), un dotto saggio dedicato al linguaggio osceno nella commedia attica (praticamente solo Aristofane, visto lo stato delle nostre conoscenze).

Dopo un paio di capitoli che spiegano perché l'osceno fa ridere (molto Freud) e dopo aver visto il diverso ruolo che l'osceno ricopre nelle commedie di Aristofane, la parte più ricca del libro è l'elenco commentato di tutti i termini e le situazioni oscene che si incontrano nelle commedie, da cui appuriamo che i Greci avessero un nome praticamente per ogni singola cosa (dai diversi livelli di erezione a svariate posizioni sessuali). Una lettura illuminante, magari un po' sgradevole quando si arriva al capitolo sulla scatologia.
11 febbraio 2010
letteratura
platon, ein introvertierter Intellektueller


Mi era sfuggita l'esistenza di questo divertissement ad opera di Friedrich Durrenmatt, La morte di Socrate, in cui i soliti noti (Socrate, Xantippe, Platone e Aristofane) giocano ruoli ben diversi da quelli della tradizione, con risultati sorprendenti. Il fatto che poi ci sia a fronte il testo tedesco (svizzero tedesco, anzi) è ben apprezzato da chi si è scordato quanto la sintassi tedesca possa essere divertente...
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