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9 novembre 2010
politica interna
questo programma è un programma
Ogni tanto, per motivi a me ignoti, Sandro Bondi, anziché, chessò, mettersi a scavare tra le macerie, scrive i suoi 'pensierini' al Corriere della Sera, che glieli pubblica pure, quasi fosse importante come Celentano. E così, ieri, è uscita questa 'cosa' (che trovate integralmente qui, se avete coraggio) su Barack Obama ed il Papa, il cui senso è, penso, che sia Barack Obama sia b16 vogliono fare cose, ma i cattivi nichilisti si oppongono.

Facciamo finta che sia un compito in classe:

Caro direttore, le riflessioni di Pierluigi Battista e Marcello Messori sulle elezioni di medio termine negli Stati Uniti e sulla figura di Obama ci offrono la possibilità di capire quali sono oggi le scelte qualificanti che danno un significato alla politica.

A me le riflessioni di Pierluigi Battista e di Marcello Messori parevano banalotte, ma è questione di gusti.

Nessuno più di Obama rivela oggi l' insignificanza delle tradizionali differenze tra destra e sinistra, tra neo liberismo e socialismo, tra le ricette che si affidano al mercato e quelle che contano sul ruolo risolutore dello Stato.

Carino lo schemetto antitetico tripartito, ma io "neoliberismo" lo scriverei tutto attaccato.

A me sembra che
(...)

Nei temi non si deve mai scrivere 'a me sembra che'.

(...) Questo programma è un programma morale e non ideologico, realista e al tempo stesso nutrito dei valori più alti espressi dalla nostra civiltà.

"Questo programma è un programma"
non si può sentire. E non mi è mica chiara la contrapposizione tra moralità ed ideologia.

Per questo i riformisti, rappresentati magistralmente dal film di Giuseppe Tornatore «Baarìa», esprimono spesso l' incomprensione e la solitudine di tutti coloro che operano per il bene qui ed ora, senza alcuna bandiera ideologica e con un pragmatismo morale.

Eh?

Se penso al tempo in cui viviamo, due figure appaiono riassumere, a mio avviso, la solitudine estrema di chi, essendo impegnato in un cammino di rinnovamento autentico, incontra tante resistenze e attacchi personali.

Il gerundio andrebbe vietato per legge.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Santo Padre Benedetto XVI, rappresentano per le sfide che hanno lanciato una grandezza tragica.

Oltre alla mancanza di una virgola prima di "per" e una dopo "lanciato" (a meno che i due non rappresentino una grandezza tragica nei confronti delle sfide che hanno lanciato, ma credo volesse dire che, a causa delle sfide che hanno lanciato, i due rappresentano una grandezza tragica), sbaglio o ha detto che Benedetto XVI è un riformista?

(...) Prendiamo, ad esempio, il caso del Presidente degli Stati Uniti. Sul piano interno, in seguito alla crisi economica che scoppia poco dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ha realizzato due riforme epocali: quella della sanità, permettendo a tutti gli americani di essere curati nelle più gravi malattie, e quella finanziaria, imponendo regole certe ad un sistema che, lasciato a se stesso, produce instabilità e clamorose ingiustizie.

Giova ricordare che la 'crisi' era già iniziata sotto Bush, che non si è "curati nelle" ma "curati dalle"  e che non è che prima fosse vietato esserlo (per cui non è che Obama lo abbia "permesso")

Anche sul fronte internazionale, Obama ha operato una netta distinzione tra la lotta al terrorismo islamico, irrobustendo l' impegno statunitense in Afghanistan, e il dialogo con il mondo musulmano, fino al punto di permettere la costruzione di una Moschea nei pressi del luogo dell' attentato dell' 11 settembre del 2001.

Per "permettere" una cosa, bisognerebbe avere prima l'autorità di "vietarla", cosa che, riguardo al Centro Islamico di cui si parla, il Presidente degli Stati Uniti non può fare. Infatti Obama si è limitato a dire che nulla impedisce la costruzione di tale Centro e non si è espresso sulla 'opportunità'  (wisdom) della cosa.

Come si vede è una via difficile, sempre esposta alle critiche dei fronti contrapposti. Lo stesso ragionamento si potrebbe applicare al pontificato di Papa Benedetto XVI, le cui parole hanno illuminato con la potenza della ragione e della fede non solo la nostra vita personale ma anche l' orientamento dei sistemi politici e sociali dominanti.

Bum.

Anche il massimo rappresentante della cristianità ha dovuto dolorosamente fare i conti con il male annidato nella stessa Chiesa nel mentre lanciava la sfida al nichilismo che corrode le fondamenta della nostra civiltà.

Del cattolicesimo, Sandro, del cattolicesimo. E poi si potrebbe discutere per ore di "nel mentre".

Insomma: la strada del rinnovamento è irta di difficoltà, e per questo tutti gli uomini di buona volontà devono sostenerla.

E dopo tutto questo pippone, la conclusione è banalotta, no?

Il ritorno all' indietro è sempre in agguato, e troppi con i loro comportamenti, anche in nome di principi giusti, mettono a rischio l' unico cambiamento possibile.

Ma con chi ce l'ha?

Sandro Bondi Ministro della Cultura


Pare che il suo ministero non si chiami 'della Cultura' ma 'Per i beni e le attività culturali'.

4+
7 marzo 2009
musica
saez; jeune et con (1999)
Chi è questo: fanciullo francese di madre algerina e padre spagnolo, ha avuto un po’ difficoltà a ripetere il successo del suo primo album (Jours étranges) con i due dischi successivi (God blesse e Debbie); l'anno scorso ha fatto un triplo album (!) in cui sembra Jacques Brel e a metà mese esce Yellow tricycle.

La musica: lo so che ‘rock francese’ suona un po’ inquietante (però ‘rap francese’ è certamente peggio), ma comunque va più che bene, se è così (qui, invece, è in versione acustica).

Le parole: sono state il miglior commento per gli incidenti nelle banlieu di qualche anno fa. Jeune et con vuol dire 'giovani e coglioni' e la canzone è un meraviglioso manifesto generazionale di una generazione che non crede più in niente (Encore elle va bien s'amuser puisqu'ici rien n'a de sens / Alors on va danser, faire semblant d'être heureux) mentre intorno 'loro' sono vecchi e pazzi ed il mondo se ne frega di chi dorme sotto i ponti (Puisqu'ils sont vieux et fous / Puisque des hommes crèvent sous les ponts / Mais ce monde s'en fout). E nel bieco nichilismo che tutto avvolge, da buon eroe romantico Saez trova senso solo nell'Amore (Mais je sais qu'on est quelques milliards à chercher l'amour). Il modo in cui, verso la fine del brano, canta Encore un jour se lève sur la planète France / Où j'ai depuis longtemps perdu mes rêves è struggente e degno della Pléiade, oui.

Cheremone’s corner: vaghissimo ricordo del video intravisto secoli fa a Brand: new (che era l’unico programma decente di Mtv Italia, con il buon Massimo Coppola – che pare ora essere direttore editoriale della sempre notevole Isbn edizioni). Poi mi sono ricordato di lui quando vivevo a Losanna e me ne sono innamorato.

Pregnanza socio culturale: a suo tempo ho scoperto con una certa sorpresa che a un certo punto è stato ospite di un programma di Celentano (!). Una delle cose più belle che ha fatto è Fils de France, una canzone scritta e incisa di getto quando Jean-Marie Le Pen passò il primo turno delle presidenziali francesi nel 2002. In Francia credo sia un ‘artista di culto’.
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