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19 aprile 2010
vita scolastica
Where the sun is always out and you never get old - 4

(qui la terza parte) Non è che ad Aci Reale ci sia molto da fare, quindi per l'ultima sera in Sicilia torniamo nella piazza deserta della sera prima, solo che questa volta abbiamo un pallone, per cui la cosa si fa interessante, con tanto di partita con gli sparuti locali. Il giorno dopo, ci attendono due tappe per me nuove, l'Etna e Taormina.

Delle due tappe, l'Etna mi pare quella più intrigante (Taormina mi suona un posto finto, tipo Portofino), ed effettivamente merita. E' un po' lunga arrivarci, con la nostra carovana di tre pullman e una guida che parla ininterrottamente del nulla per circa due ore. Il colpo d'occhio è comunque notevole, ed è curiosissimo passare in poco tempo dal mare a un paesaggio che, metro dopo metro, sa sempre più di montagna. Pian piano si cominciano a vedere le colate degli ultimi anni, che lambiscono le case e gli alberghi (va bene che il suolo è particolarmente fertile, ma a me sembra folle mettersi a costruire case alle pendici o proprio sopra un coso del genere). Io avevo capito che saremmo arrivati a un rifugio a 1400 metri slm e che avrebbe fatto un po' freschino, ma nulla mi avrebbe preparato al fatto che il rifugio è in realtà a 1900 metri slm e che la temperatura è POLARE (io poi sono furbamente in pantaloni corti perché mi sentivo montanaro e mi aspettavo un contesto à la Tutti insieme appassionatamente) – ci manca solo la neve (che arriverà, eh). Il pullman ci molla davanti al rifugio e la guida sparisce nel nulla.

La massa indistinta di adolescenti spontaneamente sale alle volta dei Crateri Silvestri più piccoli, per quanto coperti da una fittissima nebbia, e io dietro, preoccupatissimo che loro cadano nel vuoto sottostante. E' impossibile capirci qualcosa, per cui dopo un po' torniamo al rifugio.

La maggior parte dei fanciulli si getta sui salsicciotti che vendono davanti al rifugio ma, avendo ancora una mezz'oretta a disposizione (utile, salire fin qua su per restarci meno di un'ora, vero?), con i soliti quattro maschietti tentiamo la scalata a un cratere più impegnativo. Loro scattano tipo velocipedi, io arranco con fatica (la roccia vulcanica tende a farmi scivolare, e ogni 10 cm in sù sono 15 in giù, più o meno) ma alla fine arrivo in un posto che pare un altro pianeta:


Per la discesa, ci sembra troppo facile passare per la strada che abbiamo fatto all'andata, per cui ci lasciamo scivolare sulla parete, 'surfando' sulla roccia (temo esistano foto che mi ritraggono nell'impresa) e distruggendo di conseguenza un paio di pantaloni. Ovviamente, comincia a nevicare. Si torna in pullman e via, verso Taormina, con l'impressione di aver fatto qualcosa di speciale. (continua...)

15 aprile 2010
vita scolastica
Where the sun is always out and you never get old - 3

(qui la seconda parte) I tempi sono stretti, e in fretta e furia ci portano a Ortigia per una breve visita della chiesa di santa Lucia (trionfo del neopaganesimo siciliano, un po' perché la chiesa è costruita sulle colonne del vecchio tempio di Atena e un po' perché vi sono pezzi di santa come reliquia). Il pranzo è libero, e io porto i miei alla fonte Aretusa, poi con quattro maschietti tentiamo l'assalto ad una specie di fortezza che chiudeva poco prima, e finiamo col mangiare i panini dell'albergo davanti alla facoltà di Architettura (conseguenti raccomandazioni mie di iscriversi a facoltà vere e non a sociologia).

A questo punto inizia l'epopea dei due palloni. Il primo, un supertele blu, ce lo regalano dei tizi che stavano su un peschereccio carico di palloni (che Siracusa sia il centro mondiale del contrabbando di Supertele?), mentre il secondo, un pallone in cuoio che aveva visto tempi migliori, ce lo regala una seconda barca, per non sfigurare con la prima. Il supertele ci abbandonerà presto, perché, quando arriviamo a Noto, i miei si mettono a giocare a pallone nel parcheggio, la palla viene intercettata da un bambino tedesco di due anni che non vuole ridarcelo e i miei hanno paura che pianga, per cui il pallone resta al piccolo Schultz; per evitare che si facciano rubare anche l'altro pallone, lo sequestro, mentre ci raggiunge la guida, una curiosa figura di notiense doc che riesce, miracolosamente, a coinvolgere i ragazzi, grazie a canzoncine in dialetto, ninne nanne struggenti sulla storia di infelici fanciulle costrette al monachesimo e raccontini piccanti sulle tresche extramatrimoniali di Ferdinando II di Borbone (io l'ho sempre detto che i Borbone hanno rovinato il meridione).

Scopriamo inoltre che Guido Bertolaso ha regalato un organo alla cattedrale di Noto, cattedrale i cui pavimenti sono stati scelti da Vittorio Sgarbi e madrina dei restauri è stata Milly Carlucci. L'Italia è davvero un paese disperato.

Prima di lasciare Noto, ci abboffiamo di cannoli e arancini mentre il pullman muove alla volta di Aci Reale. Ah, i miei hanno scoperto PhotoBoot:

(continua)

12 aprile 2010
musica
Where the sun is always out and you never get old - 2
(qui la prima parte) Io avevo capito che appena sbarcati saremmo stati un'ora a Catania, invece siamo finiti ad Aci Trezze, il paese dei Malavoglia (io avevo sempre pensato fosse un posto inventato, tipo 'la terra di Mezzo'), con tanto di Casa del Nespolo (ma di lupini neanche l'ombra); sul lungo mare ci sono dei faraglioni (lanciati da Polifemo contro la nave di Odisseo, tipo) sui quali i ggiovani prontamente si arrampicano, verosimilmente sotto la nostra responsabilità.

Riusciamo comunque a mangiare il primo di molti arancini e a ritrovare il pullman, che ci porta in albergo, ad un'altra Aci (Reale). L'ultima volta l'albergo era perso nel nulla e sapeva molto di colonia del ventennio, ma ora siamo in un hotel un po' pretenzioso (malgrado la carta da parati in camera mia sia alquanto cedevole), più o meno nel centro della cittadina. Non sto qui a descrivere l'epopea dell'ottenimento chiavi delle stanze, né la vastità dei corridoi né il numero smisurato di adolescenti che vi si aggirano prima di cena, ma è immaginabile.

Per il dopocena, l'appuntamento è nella hall alle 22:00, ma coi miei usciamo solo alle 22:25 (i cinque maschietti della classe si fanno aspettare, causa partita), alla volta del 'centro' di Aci Reale. La cittadina è baroccheggiante (tutta la Sicilia a me pare solo un immenso palcoscenico barocco) e ci sono un paio di piazze carine, con dei bar di cui noi sembriamo essere gli unici avventori. Sperimento la prima granita del viaggio, mentre i miei sono presi in una discussione ecclesiologica sui recenti scandali pedofili. Si avvicina la mezzanotte e il compleanno di un mio fanciullo, per il quale i compagni hanno comprato una bottiglia di spumante e così brinndiamo, in un paesello che si fa sempre più deserto man mano le altri classi tornano in albergo.

Il fatto ha voluto che avessimo un solo giorno interamente su suolo siciliano e la tabella di marcia prevede la sequenza classica Siracusa-Noto, per cui tentiamo una sveglia alle 06:45 che viene intesa da alcuni dei miei come 07:55.

Caricati a forza in pullman, la carovona si muove verso le 08:20, aggirandosi per le stradine di Aci Reale alla volta di Siracusa, dove arriviamo verso le dieci e dove scopriamo che ci siamo persi un pullman per strada. Salterà poi fuori che sono stati fermati dai Carabinieri che, in un delirio di legalismo sfrenato, hanno voluto controllare tutto, comprese le ultime verifiche dell'estintore e l'utilizzo del disco orario negli ultimi tre giorni (qui sarebbe da aprire una parentesi sulla presenza dello Stato in Sicilia, quasi soffocante per quando riguarda vigili urbani e spesso latitante nei troppi nodi ancora irrisolti).

Alla fine ci raggiungono e possiamo cominciare la visita della nea polis (senza, ahimé, il museo). E così si torna alle Latomie e al teatro, che è sempre uno spettacolo. Poco sopra il teatro c'è lo sbocco di un acquedotto romano, sotto il quale facciamo la doverosa foto di classe, non senza un paio di cadute nella pozza sottostante... (continua)

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