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26 gennaio 2011
letteratura
istrioni imperiali

Il sangue e il potere è una sorta di divertissement di Corrado Augias e Vladimiro Polchi che hanno scritto tre pieces teatrali (effettivamente rappresentate a Roma tra il 2005 ed il 2007) dedicati ad un immaginario "processo" a Giulio Cesare, Tiberio (su cui ho appena letto anche questo) e Nerone (già ben difeso da Massimo Fini, direi).

Ci sono dunque le arringhe della difesa e dell'accusa, nonché i testimoni (da Cleopatra a Britannico, da Livia ad Agrippina e non manca Seneca), mentre la sentenza finale è lasciata al lettore. Manca però la voce degli accusati e, divertissement per divertissement, la si poteva anche mettere...
15 dicembre 2010
letteratura
ma anche no, proprio no

Visto che è la settimana di Michael Jackson (quella in cui esce l'album postumo, Michael), mi è parso opportuno leggere qualcosa di trash su Michael Jackson; non sapendo ancora dell'esistenza di un inquietante Stanotte ho sognato Michael Jackson che mi ha preso per mano (!), ho optato per il non recentissimo Il complotto di Aphrodite Jones, dedicato al processo per molestie su minori del 2005, da cui il cantante fu pienamente assolto.

Ora, che il processo fosse un po' ridicolo e che gli accusatori fossero impresentabili già si sapeva, ma il titolo farebbe pensare ad una ricostruzione tale da far, chessò, almeno supporre che ci fosse stato un 'complotto' contro MJ, cosa che viene negata già nelle prime pagine.

Si ha invece a che fare con una sorta di elegia dedicata all'avvocato della difesa ed al suo genio, scritta malissimo e tradotta ancora peggio (è tutto un trionfo di imperfetti), pubblicata da un editore che definisce 'romanzo' il lavoro dell'autrice su Brandon Teena (la cui storia è raccontata nel meraviglioso Boys don't cry).

L'obbiettivo di leggere qualcosa di trash è stato, comunque, pienamente raggiunto.
11 dicembre 2010
musica
ma anche no


Manco fosse Freddie Mercury, Michael Jackson ha già il suo primo album postumo.

Di questo Michael (non commenterò la copertina, che pare la brutta copia di quella di Dangerous) avevamo già sentito una prima versione di The way you love me (nella Ultimate collection del 2004), l'inedita Breaking news (che pare fatta col taglia-e-incolla di altre canzoni) e la non terribile Hold my hand, il primo singolo - che passerebbe da 'non terribile' a 'una  gran bella canzone' se non ci fosse di mezzo Akon che, ahimé, copre circa l'82% della traccia vocale.

La serie di ospiti discutibili continua con 50 Cent e Lenny Kravitz (che fanno un sacco 2005) e che poco aggiungono ad un album che è certamente meglio di molto altro in giro (hello, JLS!) ma che davvero non è quello che Michael Jackson meritava.

Si salvano, ma più per quello che riecheggiano che per quello che sono, cose Hollywood tonight e Keep your head up.

Se questo è il meglio di quanto è rimasto, c'è da guardare con orrore alla storia per la quale ci aspettano altri NOVE album...
7 dicembre 2009
musica
boyband 77

Nei primi anni novanta succedeva spesso che le boyband venissero lanciate prima nel mercato tedesco e da lì muovessero alla conquista del mondo; è la tattica che è stata adottata, senza, ahimé, grande successo, per gli US5 ma che, al tempo dei Backstreet Boys, diede ottimi risultati.

Partiti proprio dalla Germania, tra il 1997 ed il 2000 dominarono le classifiche americane, fin quando non vennero eclissati dagli *Nsync di un giovanissimo Justin Timberlake (e di altri quattro tizi, di cui alcuni particolarmente impresentabili).

Dal 2005 hanno provato per ben tre volte a fare un 'grande ritorno', suscitando solo un entusiasmo iniziale per poi perdersi per strada. Terza tappa di questo ritorno è il nuovo album, This is us, con brandi prodotti da RedOne, Max Martin, T-Pain (!) e altri. Purtroppo per loro, le boyband si basano sul momentum e raramente sul materiale, ed è un peccato che il primo singolo, Straight to my heart (ne parlavamo qui), non sia andato da nessuna parte (non ha intaccato né la Top 100 americana né la Top 40 inglese), anche se in Giappone è arrivato al #3. Sarà per questo che l'oriente è diventato il loro mercato di riferimento ed il video del nuovo singolo, Bigger, è girato da quelle parti.

A questo punto, posso solo suggerire alcuni consigli per tentare di salvare la loro carriera:

1. Fare qualcosa per AJ, che fa paura

2. Recuperare Kevin, l'adulto del gruppo e diventare i Westlife

3. Puntare tutto su Howie e tentare il mercato sudamericano

4. Annunciare che Nick è gay e sta con Levi Johnston

5. Farsi scrivere le canzoni da Gary Barlow dei Take That

1 novembre 2007
musica
non solo vanilla ninja, pare
E’ la serata degli EMA (European Music Awards, per chi non è addentro) di MTV da Monaco, pare (motivo per cui ho deciso di seguire lo ‘spettacolo’ sull’emtivì tedesca).

Le ‘nominations’ quest’anno sono più inverosimili del solito (e non mi riferisco a ‘artista italiano’ ma a cose come ‘ultimate urban’, cioè Rihanna) e sarebbe carino se vincessero persone significative (i. e. non Avril Lavigne).

Per convincerci che si tratti di un ‘evento’, già un’ora prima dell’inizio fanno una specie di anteprima che inizia con la nuova pettinatura di Joss Stone e le sue profonde osservazioni sul cioccolato tedesco (‘I like it’) e prosegue con un filmato sulla Germania nel quale tutti parlano di ‘birra’ e c’è poi (siccome siamo da quelle parti) uno dei Rammstein che non pare entusiasta di discutere il concetto ‘Tokio Hotel’ (i quali poi si fanno piovere addosso mentre cantano Monsoon – perché il ‘monsone’ è un vento che porta pioggia, pare).

A condurre hanno chiamato il tristissimo Snoop Dogg (che qui vedevamo impegnato a racimolare qualche centinaio di dollari) che al momento parla poco e presenta i Foo Fighters (Dave Grohl pare inquietantemente uno dei Finley).

A proposito di categorie poco limpide, esiste una cosa che premierebbe il miglior ‘Inter act’ (internazionale? interattivo? interclassista?); visto che vincono i Tokio Hotel su gente come i Depeche Mode, non si deve trattare di un premio importante (va detto che ora Bill ha imparato a bofonchiare quattro parole in inglese, cosa che alla finale del Festivalbar non gli veniva).

Il primo grande momento della serata si ha quando Mika canta Grace Kelly in un’ambientazione che pare un incrocio tra Nightmare before Christmas di Tim Burton e Alice nel paese delle meraviglie.

Il miglior discorso di ringraziamento per un premio ('Artists’ choice', tipo) è quello di Amy Winehouse, che non dice assolutamente niente e poi canta (e pare quasi sobria).

Fastidioso il duetto fra uno dei Black Eyed Peas e Nicole delle Pussycat Dolls, ma almeno lei ha la dignità di vestirsi un po’ (ma poco, eh) meglio del solito.

La vittoria dei Bushido (miglior gruppo tedesco) fa sì che possa vedere solo in differita J-Ax ringraziare quelli che ‘spingono’ la sua ‘roba’, cosa che però non attenua il mio malessere a scoprire che uno così sia meglio di, chessò, Elisa.

Per finire, l’unico premio che sembra davvero rappresentare qualcosa di nuovo e non va ad Avril Lavigne: il premio ‘New sounds of Europe’ va agli estoni Bedwetters (preoccupantemente simili ai My Chemical Romance, ahimé) che chiudono la serata.

(qui gli EMA del 2004 e qui quelli del 2005 - mi sa che ho rimosso quelli del 2006)
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