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31 luglio 2010
musica
i'm an architecht, they call me a butcher

The holy bible è il terzo album dei Manic Street Preachers, uscito nell'estate del 1994 e ripubblicato 10 anni dopo in una nuova edizione (un cd contiene l'album originale, l'altro la versione remixata per il mercato statunitense, mai pubblicata prima, e un dvd con un paio di video, brani dal vivo, un'intervista del 2004 e la 'scandalosa' performance di Faster a Top Of The Pops - quella con James con il passamontagna).

Dieci, anzi sedici, anni dopo, The holy bible resta il testamento di una persona profondamente turbata come Richy Edwards (che sarebbe scomparso nel nulla il 1° febbraio dell'anno dopo) e nello stesso tempo il momento più alto di un gruppo che avrebbe poi comunque scritto pagine eccezionali (come il recente Journal for plague lovers, sempre con testi di Richy).
16 luglio 2010
musica
boyband 86
La notizia del giorno (se per 'giorno' si intende 'ieri') è che, quindici anni dopo i tragici eventi dell'estate del 1995, Robbie Williams è tornato coi Take That (qui c'è un grandioso post di popjustice su come la stampa inglese ha vissuto il fatto). Nel contempo, a ottobre uscirà In and out of consciuosness, il secondo 'greatest hits' di Robbie, stavolta nella forma di una raccolta completa di singoli (39!), di cui due inediti, scritti con Gary Barlow (tra cui un duetto, Shame). In attesa di ascoltare le novità, questo chilometrico post si propone di riassumere le tappe essenziali della carriera dei Take That, insieme e da soli. Armiamoci quindi di santa pazienza e prepariamoci....

Tappa Uno: i Take That debuttano sulla copertina di Smash hits con un titolo tipo “riportiamo il sesso nel pop”, all'epoca del loro primo singolo, Do what u like, nell'estate del 1991. Il video è talmente spaventoso che se ne vergogneranno per tutta la vita. Non lo si può incorporare, ma va visto. Il fatto che il singolo abbia raggiunto un ammirevole #82 nella classifica inglese indicava chiaramente che bisogna operare qualche cambiamento.

Tappa Due: Could it be magic, il settimo (!) singolo da Take that & party!, è il momento più alto mai toccato da una boyband:

Tappa Tre: Pray, in cui rifanno il video di Save a prayer dei Duran Duran (id est mezzi nudi su una spiaggia) e Relight my fire – con Lulu! E' il 1993-1994:

Tappa Quattro: conquista del mondo: Back for good.

Tappa Cinque: fine del mondo. Robbie lascia, escono Never forget (su cui uno storico post), How deep is your love e il primo Greatest hits. Qui l'annuncio dello scioglimento, da Baudo a Sanremo.

Tappa Sei: carriera solista di Gary, di Mark e di Robbie. I due inutili, Jason e Howard, si astengono.

Tappa Sette: Robbie fa Angels. E' il 1997:

Tappa Otto: Gli altri rinunciano alla carriera solista, mentre Robbie conquista l'universo, con cose tipo Supreme:


Tappa Nove: Robbie si perde un po' per strada e crede di essere Sinatra. Poi si ritrova e fa Feel e Come undone. Finisce il sodalizio con Guy Chambers e i primi segnali (Radio) sono un po' preoccupanti.

Tappa Dieci: Robbie fa ancora un paio di grandi canzoni, come Advertising space e She's Madonna, coi Pet Shop Boys:


Tappa Undici: nel frattempo, arrivano i Take That 2.0, con Patience e due album. A me paiono un po' melensi ma vendono milioni di dischi.

Tappa Dodici: l'ultimo album di Robbie, Reality killed the video star, è un po' deludente. Il resto è storia...

7 settembre 2009
musica
oasisend.
Che gli Oasis litighino fra di loro non è una novità (sono 18 anni che non fanno altro), ma, se stavolta è vero, si sono sciolti (e l'idea di continuare col solo Liam è risibile) e sul serio. Indi, è il momento di ricordarli com'erano, con le loro 10 migliori canzoni, in ordine strettamente alfabetico (la cosa è un po' forzata, perché, ammettiamolo, hanno fatto solo de GRANDI album):

1 Acquiesce è un po' vecchiotta, viene dal tempo in cui i lati b degli Oasis erano quasi meglio dei lati a (Some might say, in questo caso). E' forse la canzone che più di ogni altra descrive il rapporto fra i due fratelli (Because we need each other / We believe in one another):

2 Champagne supernova resta epica, e ossimorica (Slowly walking down the hall / Faster than a cannonball).

3 Una delle mie preferite è Don't look back in anger, in primis perché le prime note sono uguali a Imagine di John Lennon e poi perché è la canzone in cui dicono di non mettere la tua nelle mani dei cantanti, che tanto la getteranno via. Profetica.

4 Live forever non necessita di introduzioni:

5 Songbird sta qui a dimostrare che, volendo, anche Liam sa scrivere una canzone (una sola, eh)


6 Stop Crying Your Heart Out (da Heaten Chemistry) ha fatto conoscere gli Oasis alla seconda generazione di fan (i ggiovani di oggi, che essenzialmente conoscono questa e poco altro)

7 Sempre dal singolo Some might say, viene Talk tonight. Immacolata:

8 The importance of being idle (dal penultimo album, Don't believe the truth) sembrava segnalare che avevano ancora qualcosa da dire...


9 Se dovessi indicare il preciso momento in cui gli Oasis passarono da 'interessanti' a 'perfetti', la scelta cadrebbe su Whatever, che contiene TUTTO: i violini, l'esuberanza e la strafottenza di chi ha tutta la vita davanti, la sintonia di questi cinque ragazzi, la voglia di conquistare il mondo, il senso della vita, l'intero catalogo dei Beatles condensato in una canzone, il look che fa tanto 1994.

10 Si chiude, per forza, con Wonderwall.

Mi sa che l'epitaffio suona qualcosa come “I was looking for some action / But all I found was cigarettes and alcohol”...


16 maggio 2009
musica
coming up
Morrissey; Southpaw grammar: ed ecco che, quattordici anni dopo, riesce l'album di Morrissey del 1995, notevole in primis per due canzoni che veleggiano oltre i dieci minuti di durata (sempre tosta The teachers are afraid of the pupils) e, in questa riedizione, per quattro brani rari che fotografono un Morrissey in crisi discografica, non creativa. Escludendo il comunque deludente Maladjusted, ci vorranno altri 9 anni per un disco ugualmente compatto, l'imperdibile You are the quarry.

Daniel Merriweather; Red: secondo singolo dall'imminente album, questa volta è una ballatona; notevole:

Manic Street Preachers; Journal for plague lovers: l'impressione è che sia un disco importante, il primo album dei Manics dal '94 con testi scritti da Richey Edwards, scomparso nel 1995 e recentemente dichiarato deceduto. Ci torneremo sopra.
20 dicembre 2008
blur vs cheremone
E' abbastanza recente la notizia che i Blur si sono rimessi insieme e che a luglio terranno un paio di concerti ad Hyde Park. Visto che i Blur (1991-2003) sono stati la colonna sonora della mia vita, ecco, in ordine cronologico, 12 momenti fondamentali:

UNO: E' l'estate del 1991, sono in Inghilterra per la seconda volta. E' l'anno in cui non mi limito a Londra ma mi spingo fino alla Scozia. I Blur pubblicano il loro primo album (comprato non ricordo dove, credo a Bath), quello che contiene There's no other way. Sono i tempi di Madchester, e i Blur sono uno dei gruppi più promettenti della risposta della capitale ai venti acidi del nord (sì, l'espressione 'venti acidi' è fastidiosa):

DUE: E' il 1993, i Blur pubblicano il loro secondo album, Modern life is rubbish (che compro da Messaggerie Musicali, a via del Corso). Io sono all'università, e una canzone come For tomorrow dice tutto quello che c'è da dire:

TRE: Il loro terzo album (Parklife) esce nel 1994. Per me è un anno un po' confuso. Mi ricordo però la successione dei singoli: Girls & boys (con annesso remix dei Pet Shop Boys – inoltre io sto studiando tedesco, quindi mi compiaccio quando capisco 'du bist sehr schon') e la loro esibizione a Un disco per l'estate, To the end (capolavoro assoluto – singolo comprato da Disfunzioni musicali), Parklife (la canzone ufficiale del 'britpop') e la meravigliosa End of a century:

QUATTRO: Concerto dei Blur al Palladium! Estasi! Estasi!

CINQUE: Estate del 1995; sono di nuovo a Londra, quando Blur e Oasis si sfidano, pubblicando un singolo lo stesso giorno. Gli Oasis scelgono Roll with it (il loro brano più debole fino a quel momento), i Blur Country house (allora salutata come eponimo dello zeitgeist, ora un po' pacchiana) ed entrano al #1 della classifica inglese:

SEI: L'album è The great escape. Dentro c'è The universal, che è così bella che fa piangere (e il video omaggia Arancia meccanica):

SETTE: I Blur fanno un concerto in Italia, solo che è a Firenze. Trascino un amico fin lì. Ri-estasi! Ri-estasi!

OTTO: E' il 1997, tempo di dottorati in giro per l'Italia. Compro il loro quinto album (l'eponimo Blur) a Torino, mi pare. Dentro c'è Song 2:

NOVE: Primavera del 1999; compro Tender (ricordo chiaramente di averla ascoltata la prima volta mentre aspettavo m. sotto l'università, ai tempi del lettore cd portatile); l'album si chiama 13 e contiene No distance left to run, che dice un po' tutto sulla mia vita a quel punto; per me è l'estate di Sarajevo e New York:

DIECI: Esce Best of Blur, che compro via internet su Zivago (loro si sbagliano, e non mi mandano l'edizione su due cd ma quella singola, che viene regalata a dimanche, che adora Music is my radar).

UNDICI: Le cose cambiano per tutti; Graham Coxon esce dai Blur, io comincio a lavorare in Svizzera e loro fanno lo strano Think Thank, il cui primo singolo si chiama Out of time. Inizia la guerra in Iraq:

DODICI: Nel frattempo, Damon Albarn ha fatto due dischi coi Gorillaz, io sono andato in Mali e poi c'è andato anche lui, a farci un disco splendido. Poi ha fatto un'opera lirica, in cinese. E' il 2008, Graham e Damon hanno fatto pace. C'è ancora la guerra in Iraq.
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